Una città senz’anima: l’altro volto del turismo

L’INCHIESTA / 1 «Quali sono gli effetti negativi dell’incremento degli arrivi di turisti in città?». Lo abbiamo chiesto agli albesi nel sondaggio sul viaggio verso e fuori la città. Nonostante molti rispondano
«nessuno», dimostrando un piacere indiscusso e prossimo alla lusinga nel ricevere attenzioni straniere, molti reagiscono con rabbia: «Il traffico è incrementato, il caos di vetture rende l’aria irrespirabile e satura di rumori».

Un altro osserva come «trovare parcheggio da qualche anno a questa parte risulta
impossibile». Alcuni intervistati sollevano la tematica dell’incolumità personale: «Non amo i luoghi affollati per problemi di sicurezza, per cui nei momenti di maggior afflusso preferisco non essere in città». E infine c’è chi mantiene una prospettiva più a lungo termine, globale, riguardante l’identità stessa della collettività: «Il rischio legato al continuo afflusso di turisti è che Alba diventi una città-vetrina, senz’anima e senza radici».

Profughi

«Anche i profughi viaggiano verso l’Italia per svariate ragioni. Quali sono gli aspetti negativi e positivi della loro presenza ad Alba?». È la domanda che ha approfondito l’immigrazione. L’opinione più diffusa: «Non ho ancora avuto occasione di misurarmi con la presenza dei profughi, salvo l’averli visti pulire i vetri di una fermata del bus. Se vengono integrati e viene data loro la possibilità di lavorare non correremo rischi. La responsabilità è nostra, sebbene sia necessario che pure loro contribuiscano. La fiducia riposta nei mezzi d’integrazione del Comune non è poca: peccato non si possa dire lo stesso dello Stato».

Altre persone si attengono a una posizione opposta, estremizzante, che descrive lo stereotipo delinquenziale dell’immigrato: «Spacciano, chiedono elemosina, fanno i barboni e commettono atti criminali, lavorano in nero e usufruiscono di mille servizi a cui noi non abbiamo accesso, pur pagando fior di tasse. Ben vengano solo quelli che hanno una famiglia normale, lavorano e vivono integrati a
noi, non come parassiti».

 

Il tralasciare le cause che portano alla mancata integrazione degli immigrati, l’ignorare la corresponsabilità della terra ospitante, i vissuti traumatici di chi arriva da lontano e la complessità dell’intervento assistenziale implicato dall’accoglienza sembrano ricorrere anche in altri commenti: «Non ci sono aspetti positivi: sono solo finti profughi, uomini che vagano a vanvera per la città».

Altri ancora si curano dell’immagine: «Che figura facciamo sullo scenario internazionale con i vagabondi
che girano per le strade?». Commenti d’intolleranza, fastidio e frustrazione sono controbilanciati dall’altra anima di Alba. Quella di chi dichiara: «I profughi e gli immigrati sono un arricchimento
culturale, etnico, sociale». Oppure: «L’unico effetto negativo del loro arrivo è la mancanza di organizzazione da parte delle istituzioni nel comprenderli e aiutarli, valorizzando le loro risorse».
Emerge, dunque, una città con due anime e due percezioni di un movimento che, a dispetto delle opinioni individuali, è destinato a sollecitare risposte e strategie complesse, non scontate né populiste,
nei luoghi ospitanti.
Matteo Viberti