«Ad Alba non voglio più stare, volo a Rio»

Una foto d'archivio del traffico in corso Europa.

LA STORIA Alessandra è una studentessa di lingue all’Università di Torino. Nata e cresciuta ad Alba, immagina un futuro diverso rispetto alla sua appartenenza geografica. Si ritiene «una minoranza». Perché pensa che Alba sia un luogo «non desiderabile»: il suo progetto è di trasferirsi in Sudamerica.
«È il solo luogo in cui sentirei che il mondo non mi sta divorando. Ad Alba, ad esempio, ho l’impressione di vivere un progressivo espandersi della società, che soffoca ogni cosa. Macchine ovunque, code chilometriche a qualsiasi ora. Campi coltivati dappertutto e sempre meno boschi. Capannoni e fabbriche e vigneti, case in costruzione. Sembra che tutto converga verso una corsa al profitto, a un’iperroduttività che a mio parere ha abbassato la qualità della vita negli ultimi anni».

Lo stress è grande

Così Alessandra ha iniziato a sentirsi stressata. Alcune manifestazioni dermatologiche, ansia, eccesso di attività e pressioni sociali. «Ho capito che il luogo in cui sono nata si sta trasformando, e ho preso la mia decisione: voglio vivere a contatto con la natura, lasciandomi alle spalle l’eccesso di competizione e di individualismo».

«Non mi illudo»

La ragazza ha già acquistato il volo per Rio de Janieiro, in Brasile. Laggiù ha parecchi amici che la aiuteranno nell’ingresso in una nuova società. «Non mi illudo di trovare il paradiso. Ma forse un maggiore attaccamento alle radici, una naturalità che è lontana dagli effetti deleteri di un capitalismo imperante, che in città trova la sua perfetta realizzazione».

m.v.