Cos’è il normale? I bimbi di Alba lo scoprono con Giovanna Stella

ALBA Il normale è il libro (edito da Safarà) curato dall’albese Giovanna Ginevra Stella e da Carlo Maria Cirino. Per la presentazione gli autori propongono un laboratorio aperto e gratuito per sabato 18 febbraio, alle 16, nella libreria San Paolo in via Maestra 30. Giovanna spiega il lavoro in cui è racchiusa la storia di un metodo di apprendimento sperimentato anche nelle scuole elementari della città: filosofia con i bambini. «Sarà proposto “Il normale”: un percorso esperienziale che, attraverso il disegno mostra ai bambini quante normalità esistano e coesistano. Il libro parla di filosofia con i bambini, metodo fondato da Cirino e al quale lavoriamo da tempo anche in scuole della città, tra cui la Gianni Rodari e la Maria Montessori».

Come fanno i bambini ad apprendere la filosofia?

«Filosofia con i bambini ha l’intento di allenare il pensiero critico nell’età evolutiva. A essere complessa, in filosofia, è la mente umana e non certo la materia – che si rivela niente più che un’attitudine di continua analisi e critica. Il bambino, fin dai primi anni, si rivela naturalmente incline all’indagine, alla domanda e alla ricerca di significati. È filosofo perché cerca risposte, ascolta, riflette, dubita e poi rimette tutto in discussione. Fare filosofia con i bambini prevede un contatto tra i grandi e i piccoli, ma non è certo che a insegnare siano i primi».

A proposito di adulti. Qual è il loro ruolo nella vostra prospettiva?

«Per l’adulto l’attività è di comprensione meno immediata: siamo ossessionati dall’idea di obiettivo e prodotto e talvolta sembra che la filosofia vaghi senza arrivare mai… Cosa che di fatto avviene da millenni. Vorrei spendere alcune parole sugli insegnanti con cui collaboro. Parlo alle maestre: le ringrazio perché sono capaci di accogliere il senso di indeterminatezza che fare filosofia con i bambini comporta. Sono inclini ad assecondare e promuovere l’assenza di valutazione o giudizio. Abbiamo lavorato su identità o normalità, fuggendo il rischio di dare definizioni e lasciando aperti i finali, convinte che sarà in quel vuoto che le idee del bambino troveranno respiro. Filosofia non è una materia ma un’attitudine: le maestre hanno colto in pieno la differenza».