Adolescenti e donne, le più colpite dai disturbi alimentari

LA PSICOLOGA Fattori individuali, familiari, sociali e culturali si celano dietro all’insorgenza dei disturbi del comportamento alimentare. Ne abbiamo parlato con Luisa Aimasso, psicologa e psicoterapeuta.

Aimasso, che cosa si intende con disturbi del comportamento alimentare?

«Si tratta di patologie caratterizzate da un’alterazione delle abitudini alimentari, associata a un’eccessiva preoccupazione per il proprio peso. Si intendono quattro casistiche: l’anoressia e la bulimia nervosa, il disturbo da alimentazione incontrollata e i disturbi non altrimenti specificati. Il tratto distintivo dell’anoressia è il rifiuto di mantenere il proprio peso corporeo al di sopra del minimo normale. La persona è convinta erroneamente di essere in sovrappeso e ha timore d’ingrassare».

E le altre?

«Se tipica dell’anoressia è la magrezza patologica, la bulimia non è immediatamente evidente dal punto di vista fisico. Si tratta di un’assunzione eccessiva di cibo, per poi mettere in atto comportamenti errati al fine di non ingrassare, come il vomito autoindotto, l’assunzione di lassativi e di diuretici o un esercizio fisico esagerato. Con disturbo da alimentazione incontrollata, invece, si intende la tendenza ad abbuffarsi durante la giornata, senza comportamenti di eliminazione o compensatori. Infine, ci sono tutti i casi in cui esiste una patologia, ma non riconducibile a nessuna delle altre tre».

È vero che le donne sono le più colpite?

«Sì, è vero. Questi disturbi hanno iniziato a manifestarsi con maggiore frequenza a partire dagli anni ’60, quando il ruolo della donna nella società è cambiato, così come il modello estetico».

Quali sono le fasce di età più interessate al problema?

«L’adolescenza tende a essere quella più colpita. L’anoressia, in particolare, si manifesta di solito più precocemente rispetto alle altre forme, con un primo picco tra i 10 e i 12 anni. Sono anni decisivi, in cui cambiano le forme del corpo, il rapporto con la famiglia e con la società. Si ha, di conseguenza, unamaggiore fragilità».

Se parliamo di cause?

«Se parliamo di problematiche individuali, alla base vi sono spesso una scarsa autostima e un’insoddisfazione generale, ma possono aggiungersi fattori familiari, come gravi conflitti. Determinante, inoltre, il fatto che la società impone modelli estetici rigidi, in cui le persone belle sono magre. Possono essere presenti poi i cosiddetti “fattori precipitanti”, un trauma o una delusione importante. Sempre più spesso, infine, si manifestano insieme a disturbi ansiosi o depressivi».

La crescente attenzione verso un’alimentazione sana le pare un bene?

«Certo. Sta cambiando il modo di alimentarsi, con più attenzione sulla qualità dei prodotti e alle conseguenze sulla nostra salute. Rispetto al passato, esistono molte più informazioni diffuse tra le persone, con più consapevolezza sull’esistenza di eventuali problemi riguardanti il loro rapporto con il cibo».

Francesca Pinaffo