Educare è insegnare a vivere: la Chiesa si prepara al Sinodo

PASTORALE GIOVANILE La Chiesa italiana si prepara al Sinodo dei giovani voluto da papa Francesco
Come deve essere un “buon educatore”? Su questa domanda, dal 20 al 23 febbraio, si sono confrontati a Bologna oltre 700 incaricati di pastorale giovanile, rappresentanti di movimenti, associazioni e congregazioni religiose provenienti da 165 diocesi italiane, da Nord a Sud: un vero respiro della Chiesa che si sta preparando a celebrare il Sinodo del 2018 sul tema: “I giovani, la fede e il discernimento vocazionale”. L’occasione è stato il convegno intitolato “La cura e l’attesa”, organizzato dal Servizio per la pastorale giovanile della Conferenza episcopale italiana.

Cura e attesa sono due dimensioni della vita che si concretizzano in atteggiamenti e gesti rivolti a tutta la persona del giovane, perché possa camminare con speranza sulle strade della vita per crescere e cambiare.
“Il buon educatore non è un solitario che va per la sua strada: ha ricevuto un mandato educativo dalla comunità cristiana che a sua volta lo sostiene e lo forma. Con la comunità, con il territorio, con gli altri educatori ha bisogno d’intrecciare sogni e progetti.

L’educazione è un lavoro di squadra

Educare è “insegnare a vivere”, ha affermato il primo giorno lo psichiatra Vittorino Andreoli. Compito dell’educatore è trasmettere il senso della vita, la sua sacralità e preziosità. Il problema oggi non è più tra chi crede e chi non crede, ma tra chi si chiede il significato della vita e chi no!
Per noi è Gesù Maestro a insegnarci la vita: è lui la vita! Vita-fragilità-relazione: sembrano un po’ contraddittori tra loro, ma sono il percorso in cui l’esistenza di ciascuno di noi si muove. Questo movimento ci rende fecondi, cioè capaci di generare altra vita tra noi, per gli altri e assieme ad altri, perché l’educazione è un lavoro di squadra.
Molto bello è stato il secondo giorno un passaggio di monsignor Erio Castellucci (vescovo di Modena-Nonantola): «Educare i giovani è cosa del cuore e significa aiutarli ad amare il sentiero che si percorre verso la meta». Sì! Noi accompagniamo i giovani nel percorso verso la meta e nello stesso tempo ci lasciamo accompagnare, perché insieme si colga il senso delle piccole cose che accadono lungo il tragitto.

La pedagogista Chiara Scardicchio ha sottolineato quanto il profilo dell’educatore debba includere competenze e relazioni che siano intrecciate in alleanza con altre figure educative.
Il terzo giorno è stato dedicato al confronto tra i partecipanti divisi in gruppi e alla presentazione del cammino che porterà la Chiesa al Sinodo dei giovani nell’ottobre 2018. L’ultimo giorno si è svolto il pellegrinaggio alla Madonna di san Luca con la celebrazione eucaristica conclusiva presieduta da monsignor Matteo Zuppi, arcivescovo di Bologna, tra la gioia e la passione educativa di tutti i partecipanti, in un clima di pace e speranza: «Che il Signore ci doni di essere segno di ascolto profondo, di avere un cuore pieno di compassione per le fatiche a cui va incontro ogni figlio di questo mondo nello sforzo di crescere e diventare grande».

suor Lucia Filosa, Pddm