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Il sogno impossibile per molti giovani, la casa

Una veduta di Alba dal campanile del Duomo

L’INCHIESTA / 1  Case invisibili: le abitazioni sembrano svanite nel regno dell’irrealizzabilità. In queste pagine è raccontato il viaggio di Gazzetta d’Alba nel mercato immobiliare locale, visto da una duplice prospettiva. La prima è quella di chi affitta, compra, vende, di chi insomma ha potere economico. La prossima settimana investigheremo questo universo visto dal margine: cioè da chi è sfrattato, senzatetto, ospitato, da chi una casa non la possiede e forse non l’avrà mai.

La storia da cui partiamo è quella di Andrea, 30 anni. Tecnico elettronico che «gira il mondo per lavoro», con un contratto a tempo indeterminato e un buon reddito. Il giovane ha una moglie di 29 anni e il progetto di mettere su famiglia. Lei, Sara, ha un contratto a termine. Vogliono acquistare un’abitazione ad Alba, ma le cose non vanno per il meglio. «La banca non concede mutui se non si ha almeno il 20 per cento del valore dell’immobile sul conto. Facciamo due calcoli: per un alloggio decente in città servono circa 180 mila euro. Il 20 per cento vuol dire 36 mila.

«Non ce la sentiamo di chiedere a mamma e papà di fare i garanti»

Quanti giovani hanno in banca questi soldi? Noi no. Siamo figli di operai. E non ce la sentiamo di far firmare i nostri genitori come garanti». Andrea e Sara hanno consultato parecchie banche. Niente da fare. «E pensare che molti istituti di credito dispongono di un immenso patrimonio immobiliare. Ovviamente lo tengono per sé. In città poi esistono decine di abitazioni vendute all’asta a prezzo inferiore rispetto a quello di mercato: il problema è che chi non dispone di liquidi non se le può permettere. Finisce che i ricchi acquistano abitazioni, i poveri non ce la fanno mai».

La forbice tra benessere e indigenza s’inspessisce, la percezione di un mondo iniquo pure. Tutto esita in una sorta d’impotenza e rabbia espressa nelle parole. Le case diventano invisibili, smarrite nelle aspirazioni di chi le vorrebbe, ma non le potrà mai toccare davvero. «Nella nostra città è replicato il meccanismo internazionale secondo cui chi ha i soldi può continuare a crescere, gli altri vivono nella precarietà. Ma noi non ci arrendiamo. Continueremo a chiedere, fino a quando qualcuno ci ascolterà», conclude Andrea: «Mai smettere di inseguire il proprio sogno».

Matteo Viberti