Impariamo il significato del termine piemontese “Ramà” con Paolo Tibaldi

ABITARE IL PIEMONTESE

Ramà: Raptus inatteso, attacco improvviso e repentino.

Un pomeriggio di qualche settimana fa mi trovavo in Langa, precisamente a San Benedetto Belbo, per svolgere i consueti approfondimenti fenogliani accompagnati da alcune letture per gli studenti di una scuola superiore torinese. Il cielo terso tipico della stagione si stava ingrigendo a poco a poco, e di lì a qualche istante sarebbe accaduta la tanto capace quanto breve scarica di pioggia.

Tutto a un tratto, insegnanti e studenti, incuranti dei nostri tentativi di rassicurazione sulla condizione meteo visibilmente passeggera, allarmati dal cielo sempre più minaccioso e dall’inizio improvviso del maltempo, senza indugiare un solo istante, chiamano il pullman affinché li raggiunga nella epica piazza dei due ippocastani per essere portati al riparo ed evitare la doccia. All’arrivo del pullman, parcheggiato poco distante, la pioggia cessava già di scrosciare ed il cielo si stava nuovamente rasserenando.

Nei miei pressi vi era un personaggio autoctono che, sentendo i timori cittadini, mi sussurra all’orecchio: “A Tirin san pròpi nen còsa ch’a sia na ramà” (A Torino, non sanno proprio di cosa si tratti la “ramà”) – per indicare la precaria condizione del cittadino ad adattarsi in un ambiente piuttosto naturale. Ecco dunque che la narrazione della parola di questa settimana è preceduta da questo aneddoto, forse prolisso ma efficace. Chiedo venia ai torinesi per la strumentalizzazione.

Svariate sono le circostanze in cui può venir menzionata la parola in questione: quando prende un improvviso attacco di sonno, più comunemente conosciuto come abbiocco; oppure quando qualcuno dà di matto; oppure ancora quando il meteo sorprende con qualche avversità di rapida risoluzione.

Fatto è che, a quanto pare, ci tocca ricorrere alla lingua latina per risolvere la traduzione, con la parola Raptus, che indica appunto un attacco, un colpo improvviso, violento ma breve… di portata consistente ma non quantificabile. Buona Primavera.

Paolo Tibaldi