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In San Giovanni si scava per rivelare la cripta della chiesa antica

ALBA Nel sotterraneo, pieno di macerie, sepolcri e probabili tracce romane e medievali
Un nuovo capitolo nella storia della chiesa di San Giovanni sta per aprirsi. Dopo le campagne precedenti, che dal 2001 hanno interessato le coperture e, negli ultimi anni con il sostegno della fondazione Cassa di risparmio di Cuneo, il presbiterio e la parete nord, oltre che il restauro di alcune delle molte opere d’arte che vi sono conservate, il prossimo passo porterà alla cripta. Un luogo non accessibile da più di 25 anni, quando, probabilmente in seguito alla posa del pavimento attuale, fu riempito di macerie. Queste saranno rimosse, presto, per il primo dei nuovi interventi promossi dall’associazione San Giovanni, che si occupa del recupero e della valorizzazione dell’«antichissima» (l’aggettivo usato dallo storico Giambattista Vico) parrocchia albese – attestata nel 1229 – che nel Medioevo diede nome al quartiere. Un impegno proseguito in collaborazione con il parroco, don Renato Gallo, e l’associazione Turismo in Langa.

Due architetti esperti cureranno il progetto

Al progetto lavorano architetti esperti della materia: Mauro Rabino, che si è occupato degli imponenti lavori che hanno portato alla luce e alla nuova sistemazione i sotterranei della cattedrale di San Lorenzo, e Ivana Boglietti, impegnata nei restauri della chiesa di San Pietro di Manzano, a Cherasco, durante i quali molto interesse ha destato il crocifisso del Trecento, affresco di pregio sul basamento del campanile. Il gruppo è completato da due giovani professionisti, Simone Modica e Maddalena Sarotto. La rimozione dei materiali di risulta, finanziata per il primo lotto dalla Compagnia di San Paolo con 70mila euro, sarà fatta dalla prescelta fra le tre imprese specializzate alle quali si è rivolto Attilio Cammarata, presidente dell’associazione San Giovanni, con l’«obiettivo di ottimizzare tempi e costi».

«Ogni pietra e frammento di muro sarà trasportato, a mano, nel giardino della canonica per una valutazione da parte di Sofia Uggè, archeologa della Soprintendenza», spiega Boglietti. Una ricerca che potrebbe portare al ritrovamento di frammenti e forse reperti di epoca romana, in virtù del fatto che il San Giovanni sorge sul tracciato del decumano massimo. A sgombero ultimato sarà di nuovo possibile accedere a uno spazio che corrisponde in ampiezza alla navata e alto due metri circa. Torneranno visibili il pavimento originale con una serie di antiche sepolture, risalenti al periodo in cui la chiesa fu concessa ai frati Agostiniani – tra il ’500 e Napoleone – e documentate dal barone Vernazza, come riporta Walter Accigliaro per il libro edito a giugno dell’anno scorso.

Il recupero della cripta «potrebbe fare scuola»

Lo scopo più evidente dal punto di vista strutturale è il risanamento dell’edificio sacro, che mostra segni di degrado dovuto a umidità di risalita, con l’apertura di gole di lupo – aperture di aerazione – e il consolidamento delle murature. Ma allo stesso tempo – e con un’importanza non inferiore – il recupero della cripta in San Giovanni è «una nuova storia che si apre», per usare le parole di Mauro Rabino, in un edificio che è «paradigma di un’epoca e di una città ricca e importante», orientata verso l’area ligure-provenzale più che verso il Piemonte e la Lombardia. Suggestioni intorno a una chiesa che conserva molta dell’arte albese, dai lacerti d’affresco sulla controfacciata, già scoperti da Arturo Buccolo, alle opere d’arte di Macrino e Gandolfino da Roreto, un tempo nella distrutta chiesa di San Francesco. E che nella sua cripta potrebbe riservare altre sorprese sul passato e nuove promesse per gli spazi di Alba dedicati alla cultura, da svelare con un metodo che secondo Rabino «potrebbe fare scuola».

Paolo Rastelli