Chi offre e chi crea lavoro: il Piemonte studia le dinamiche dell’occupazione

TORINO Oltre il 36 % dei giovani piemontesi non ha un lavoro, va meglio per i cuneesi che hanno una media di disoccupazione del 12,8% e molto peggio per i torinesi che superano la soglia del 46%. Davanti a questi preoccupanti dati Regione Piemonte e Conferenza episcopale piemontese cercano insieme soluzioni e risposte. Su questa linea si pone l’accordo “Chi offre e crea lavoro in Piemonte” siglato tra il presidente della Regione Sergio Chiamparino e l’arcivescovo di Torino Mons. Cesare Nosiglia.

L’accordo produrrà un’indagine sul rapporto tra giovani e mercato del lavoro; in nove mesi un gruppo di lavoro specializzato formato da esperti della Regione e della Pastorale sociale del lavoro fornirà utili informazioni per favorire la conoscenza di possibili sbocchi lavorativi per i giovani, ma soprattutto le informazioni raccolte serviranno come base per contribuire a creare una cultura del lavoro che metta al centro la persona, come ha sottolineato Nosiglia.

Settori più promettenti per cercare lavoro

I risultati finali permetteranno di definire i settori dell’economia che presentano maggiori opportunità d’impiego per i giovani e di individuare le figure professionali emergenti e quelle tradizionali da valorizzare, in relazione al quadro di competenze richieste dalle imprese.

Un’attenzione particolare sarà dedicata al lavoro autonomo, al settore del no-profit e delle start up, mettendo in evidenza le iniziative di successo che negli ultimi anni hanno avuto per protagonisti i giovani.

Lavorare nei giorni festivi

La sigla dell’accordo è stata anche l’occasione per confrontarsi sul lavoro nei giorni festivi. Per Chiamparino «in una società in cui il mondo del lavoro è sempre più frammentato e meno stabile e con salari più bassi sono necessari regole e paletti per salvaguardare alcuni giorni di riposo. Ma soprattutto serve una legge sul salario minimo garantito».

Netto il no  al lavoro festivo da parte di Nosiglia. «Sul lavoro domenicale – ha detto – sono pienamente solidale con i sindacati. Un conto sono i lavori svolti per i servizi essenziali come chi opera negli ospedali o garantisce i trasporti, ma la domenica e nei giorni di festa più importanti, in cui si esprimono forti valori familiari, non è certo necessario andare a fare la spesa». E si è domandato «che tipo di società stiamo costruendo? Con queste regole non regge». Nosiglia ha evidenziato che «il problema centrale è che si pone il primato dei soldi, mentre i valori umani, familiari e sociali non vengono considerati un profitto, come invece dovrebbero. Ed è proprio questa cultura che mette al centro il profitto e non l’individuo e il bene comune che ci ha portati alla grande crisi che stiamo vivendo».