Enrico Mentana e il difficile lavoro di contrastare notizie false

INTERVISTA «Di fronte ad accuse e delegittimazioni, il giornalismo deve andare dritto per la sua strada: la libertà d’espressione c’è, se un professionista vuole agire in questa direzione». È la dichiarazione di principio di Enrico Mentana, pronunciata dal palco di Dogliani, sabato. Il giornalista, dal 2010 direttore del telegiornale La 7, ha dialogato con Lirio Abbate dell’Espresso, sul tema delle fake news, le bufale. Dalla salute alle questioni politiche, passando per l’alimentazione e la vita privata di personaggi, non c’è settore escluso dall’ondata di false notizie, spesso capaci di influenzare l’opinione pubblica.
Mentana, come l’informazione deve combattere le false notizie?
«Non bisogna trincerarsi dietro al silenzio, ma riaffermare la verità e fare ciascuno la propria parte. Oggi è sufficiente guardarsi intorno per rendersi conto che esistono una marea di dicerie false, per questo dobbiamo rimboccarci le maniche. Come ho detto poco fa, sono solito passare molte ore al giorno sui social network, per sapere quali notizie circolano: i giornalisti non devono isolarsi sulla loro torre d’avorio, ma scendere nella mischia. È l’unico modo per evitare la creazione di un circuito ristretto d’informazione corretta e di uno molto più ampio di verità soltanto percepite».

Quanto la tecnologia ha influenzato il processo?
«La tecnologia ha cambiato il modo di fare informazione, sia dal punto di vista della forma che della sostanza. Le macchine per scrivere e persino i fogli sono archeologia: è sufficiente fare una diretta su Facebook per raccontare fatti accaduti dall’altra parte del mondo. Gli effetti sono straordinari, ma esiste anche l’altro lato della medaglia. Ci sono persone che, per calcolo o per frustrazione, vogliono avvelenare il clima che ci circonda e per questo vanno contrastate: se una persona dice che Dogliani è in Puglia, dobbiamo impegnarci per riaffermare che si trova in Piemonte».

f.p.