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Nel nome di don Oreste Benzi siamo famiglia di accoglienza

COMUNITÀ PAPA GIOVANNI Il fossanese Ramonda ribadisce l’impegno da parte dell’associazione riguardo ai più deboli

“Una famiglia che accoglie tutti” può essere la definizione che meglio si addice alla comunità Papa Giovanni XXIII; o, meglio ancora, “Una famiglia di famiglie”, come l’aveva sognata il fondatore don Oreste Benzi, nella convinzione che per tutti, soprattutto per i piccoli e i più poveri, deve esserci una famiglia disposta all’accoglienza, per cui i vari istituti non avrebbero più motivo di esistere.

Di don Oreste Benzi, già “servo di Dio”, si sta concludendo la fase diocesana del processo di beatificazione e nel 2018 saranno celebrati i 50 anni della fondazione della sua opera. Ricordo bene quando don Benzi, negli anni ’70, fu invitato da don Mario Mignone ad Alba per un incontro con il clero: una conferenza-meditazione sull’Eucaristia, e a tutti è rimasto il ricordo del suo amore appassionato per Gesù, il Gesù da amare nei poveri.

Don Oreste ritornò in Alba, anni dopo, invitato dalla San Vincenzo: la chiesa di San Damiano in Alba era gremita fino all’impossibile, anche perché le case-famiglia Giovanni XXIII erano ormai presenti anche nell’Albese e nel Fossanese. Il racconto di un suo gesto particolare impressionò tutti i presenti: «Ho celebrato l’altro giorno il matrimonio di due giovani sposi e sapete quale fu il mio regalo di nozze? Un bambino!». Forse era la prima volta che quel prete di Rimini compiva un tale gesto, che divenne poi quasi abituale. Tutti i bambini devono avere una mamma e un papà.

A Rimini in assemblea

Oltre cinquemila persone provenienti da tutta Italia e da 40 Paesi del mondo si sono riunite recentemente a Rimini in occasione dell’assemblea internazionale della comunità Papa Giovanni XXIII. È stata una grande festa nel corso della quale si sono alternati relazioni, testimonianze, momenti di preghiera e uno spettacolo teatrale rivolto soprattutto ai giovani.

Attuale responsabile della comunità, successore di don Benzi, è il fossanese  Gian Paolo Ramonda che, insieme alla moglie Tiziana, oltre ai loro tre figli naturali, ha attualmente altri 9 figli. «Crediamo in Gesù e nella Chiesa», ha detto in un’intervista Gian Paolo, «vogliamo camminare con i poveri e questo ci consentirà di essere sempre contemporanei alla storia. Come oggi chiede papa Francesco, don Oreste ci raccomandava di mettere la nostra spalla sotto la croce dei fratelli, ma anche di dire a chi costruisce le croci di smetterla. Accogliamo 5mila persone giorno e notte per tutta la loro vita, diamo da mangiare a 41mila uomini e donne ogni giorno nella mensa del mondo. E in tempo di crisi, le nostre cooperative danno lavoro agli emarginati, perché possano sviluppare i loro talenti e vivere della loro dignità. Il Papa parla spesso di una Chiesa incidentata; le nostre comunità hanno tanti cerotti, ma sono vive».

Giovanni Ciravegna