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Nelle vigne delle Langhe torna lo sfalcio manuale

VITICOLTURA Parafrasando il titolo di un vecchio film, se si parla di “sfalcio manuale” dell’erba, si potrebbe dire “a volte ritornano”. A Dronero, presso la sede della Falci Srl, se ne parla da tempo, ovvero da quando la nuova proprietà dell’azienda (il gruppo Calvi) ha deciso che bisognava rilanciare le produzioni dedicate all’agricoltura, ovvero quegli utensili, piccoli e grandi, che hanno accompagnato le vicende del lavoro agricolo. E tra questi, la falce.

Ci si è resi conto che in Italia nessuno più insegna a falciare l’erba o il grano a mano e, quando non ci saranno più i settanta-ottantenni che lo sanno ancora fare, è probabile che la pratica venga persa del tutto. Fino a pochi decenni fa era un lavoro ampiamente eseguito. Oggi è praticamente dimenticato.

Parlarne al mondo viticolo. Considerato che lo sfalcio manuale porta con sé parecchi effetti positivi, la Falci Srl ha deciso di provare a parlarne in giro, contattando aziende, organizzazioni, cooperative. Fatto come si deve, è un lavoro che porta molti risultati positivi: può creare un lavoro autonomo, senza attrezzi di ricambio, e salva la biodiversità perché non danneggia i semi. E, poi, l’erba tagliata resta lunga e perciò porta al terreno, usandola come sovescio e pacciamatura, non soltanto acqua, ma molta fibra e questo contribuisce a migliorare la percentuale di sostanza organica che nei terreni agricoli di oggi è merce rara.

Dall’azienda di Dronero assicurano che ne hanno parlato con tanti produttori vitivinicoli, piccoli e grandi, ma alla fine l’unico che non ha esitato a cogliere l’opportunità è stato Andrea Farinetti, proprietario ed enologo di Borgogno, a Barolo. Farinetti ha pensato che produrre un vino da un vigneto falciato a mano potesse essere una nuova scommessa. Così, ha scelto un vigneto importante dove avviare la sperimentazione: un appezzamento di proprietà sulla collina dei Cannubi, uno dei cru più ambiti di tutta la zona del Barolo. L’azienda Falci di Dronero provvederà allo sfalcio manuale della vigna e il Barolo Cannubi 2017 di Borgogno, in uscita nel 2021, sarà siglato con un nuovo logo che Farinetti metterà a disposizione gratuitamente di chiunque voglia provare questo tipo di produzione.

In proposito, Andrea Farinetti ha le idee chiare: «Lo sfalcio manuale non deve rimanere un’esperienza solo mia, dato che non è una tecnica che abbiamo inventato, né scoperto, ma abbiamo solo pensato di riproporla. Le cose belle, giuste e rispettose vanno condivise e moltiplicate». Prosegue Farinetti: «Può sembrare soprattutto un atto poetico, ma credo che sia qualcosa di più. Per me è soprattutto giusto e strategico perché si evitano compattamenti del terreno e stress idrici e perché l’erba sfalciata (che resta più lunga) fa da pacciamatura e quindi concima, fertilizza e trattiene le acque e regala un’infinità di vantaggi».

Sinergie importanti.­Il progetto dello sfalcio manuale non si limita al sodalizio tra Falci e Borgogno. Altre sinergie sono alle porte. Una realtà importante come l’Università di scienze gastronomiche di Pollenzo ha deciso di scommettere sull’iniziativa. Così è nata l’idea di creare un vero e proprio laboratorio di cultura e tecnica della falciatura, con una sessione pratica di sfalcio e battitura della falce e una sezione teorica con lezioni di antropologia e botanica.

L’obiettivo è quello di insegnare che lo sfalcio è un’arte fatta di tecnica, ma anche di ascolto della natura e rispetto dei suoi ritmi. A conclusione di ogni workshop teorico e pratico, l’Ateneo di Pollenzo rilascerà uno specifico attestato di partecipazione. Naturalmente, il progetto non è chiuso. La Falci è aperta anche ad altre collaborazioni: basta segnalare la propria disponibilità alla storica azienda di Dronero.

Giancarlo Montaldo