Oltre duecento giornalisti da tutta Italia per il meeting dei giornali cattolici di Grottammare

GROTTAMMARE (AP) «È molto più facile contrapporsi che cercare punti di incontro. Sono sicuro che la nostra società abbia bisogno di punti di incontro e in questo la stampa cattolica ha un ruolo importante. Cari giornalisti cercate la verità ma evitate le scorciatoie». Così il vescovo di San Benedetto-Ripatransone-Montalto, monsignor Carlo Bresciani ha salutato la platea degli oltre 200 giornalisti operatori della comunicazione giunti da tutta Italia a Grottammare per la quarta edizione del “Meeting dei giornalisti cattolici e non”.

Ha introdotto i lavori il responsabile organizzativo del Meeting Simone Incicco che ha raccontato del suo incontro con Papa Francesco nel corso del quale ha chiesto al Santo Padre di lasciare la propria impronta su una tela. Un gesto simbolico proposto e replicato allo stesso modo al Meeting su un’opera raffigurante il mondo con le impronte colorate di tutti i giornalisti presenti: «Ognuno di noi lascia la propria impronta su questo mondo e la vostra andrà a comporre l’opera che accompagnerà i quadri degli artisti sui luoghi del terremoto in quanto tutto è connesso, le sofferenze e le gioie del mondo sono connesse e noi desideriamo ricordarcelo».

Il Meeting di Grottammare

Molto partecipato l’incontro con monsignor Dario Edoardo Viganò, prefetto della segreteria per la comunicazione della Santa sede, che è intervenuto parlando di una Chiesa che comunica anche attraverso nuovi linguaggi. Analizzando l’attuale quadro mediatico, mons. Viganò ha delineato una panoramica sulla riforma dei media vaticani voluta da Papa Francesco, le idee centrali e i passi compiuti: «Un passaggio che si è reso possibile e urgente proprio perché siamo in un epoca di convergenza digitale che è assunta però non tanto in termini tecnocratici quanto piuttosto sotto il profilo antropologico facendo riferimento alle modalità di consumo o alle modalità di relazione. Siamo in momento in cui stiamo ridisegnando delle nuove geografie e in cui possiamo essere artefici della nostra realtà», ha affermato mons. Viganò nel suo intervento.

Durante uno dei laboratori di approfondimento il direttore di Avvenire Marco Tarquinio ha affermato: «Il tempo della carta stampata non è finito. Ogni voce che si spegne ci rende più deboli tutti. Non c’è spazio per quelli che si inventano una informazione che non c’è. L’informazione è il cane da guardia dell’umanità».

Anche il Presidente del parlamento europeo Antonio Tajani, con una telefonata, si è complimentato con gli organizzatori dell’evento e ha affermato: «Mi sembra che sia importante e lo dico da giornalista e non solo da cattolico che vi riuniate per affrontare alcuni temi importanti per tutti quanti noi. A cominciare da un tipo di informazione che deve essere corretta, e anche una informazione basata su alcuni valori fondamentali, a cominciare dalla libertà e dalla verità, perché un giornalista deve sempre cercare di essere obbiettivo fermo restando che ci possono essere delle opinioni diverse, che non possono offuscare la verità e la libertà».

Tappa importante al Meeting è stata la visita ad Arquata del Tronto, danneggiata dal sisma che ha colpito le Marche 10 mesi fa a più riprese. Testimonianze toccanti quelle dei due vescovi di Ascoli, monsignor Giovanni D’Ercole, e dell’arcivescovo dell’Aquila Mons. Petrocchi, già parroco di una delle zone colpite dal sisma. Visibilmente commossi hanno raccontato della situazione di questi mesi difficili sin dalle prime scosse che hanno martoriato il territorio.

Si è poi parlato di servizio pubblico con il giornalista e scrittore Gianni Riotta che ha detto: «Il servizio pubblico va ripensato con coraggio. Non si può rappresentare il cento per cento della società. Parlano tutti ma non c’è una sintesi super partes. Servizio pubblico e giornalismo devono procedere in maniera franca, arà poi l’ascoltatore a farsi una propria opinione».

L’arcivescovo Pierbattista Pizzaballa, vicepresidente della conferenza dei vescovi latini nelle regioni arabe, è stato intervistato dal giornalista dell’agenzia Sir Daniele Rocchi. «Due terzi della città di Aleppo sono stati distrutti. Servirà molto tempo per la ricostruzione ma ci vorrà ancora più tempo per ricostruire un tessuto sociale solido. Nel 2016 da Betlemme sono partite 128 famiglie cristiane, circa 500 persone, tutte famiglie con figli. Sono andate via perché non sanno quale potrà essere tra qualche anno la situazione, se i loro figli avranno ancora il muro».