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I consigli dell’attore Paolo Tibaldi per sconfiggere il “Tuf”

ABITARE IL PIEMONTESE

Tuf: Soffocante caldo afoso, dovuto alla debilitante umidità estiva

Se d’inverno condividiamo con qualcuno la sensazione di freddo pungente, annunciandogli con ironico eufemismo “Ancheu a ȓ’è frësca, neh?” (Oggi fa fresco, non è vero?), d’estate diciamo alla stessa persona una frase che non lascia dubbi sullo sforzo che compiamo anche soltanto per respirare:  Ancheu o pussa… (Oggi c’è da spingere).

Ed è così, con una sola parola, addirittura una sola sillaba, che descriviamo la sensazione più gettonata di questi giorni; un eloquente stato di disagio psico-fisico dovuto al caldo umido che toglie le forze fisiche e, talvolta, cognitive: tuf. Una parola, una sillaba, un’onomatopea che alla sola pronuncia rende l’idea.

Ma tutti noi, per qualche motivo, sappiamo senz’altro di un determinato paese, oppure di un posto fresco, un luogo ventilato, una panchina strategica, un punto preciso e segreto di una contrada in cui ci rechiamo perché lì, proprio lì, riusciamo gloriosamente ad eludere il tuf. Chi non ne conosce almeno uno?

Certamente coloro che vivono in città o in luoghi infossati esposti all’umidità, sanno bene di cosa si tratti e, noi, dall’alto delle nostre colline o montagne, talvolta, troviamo un’ennesimo motivo per cui sia meglio, molto meglio giacere ad altitudini piuttosto incontaminate dall’umidità.

Sebbene utilizzato piuttosto raramente, un sinonimo altrettanto onomatopeico ed efficace di “tuf”, è “scaȓmass”. Basti là. Un trucchetto del tutto naturale per individuare il cambiamento climatico, senza ricorrere alle previsioni tecnologiche, lo troviamo in un proverbio: Quandi ëȓ fiȓmìje fan ȓa procession, ëȓ temp o ȓ’è pì nen bon. (Quando le formiche marciano in processione, il tempo non è più positivo).

Paolo Tibaldi