Sicurezza: i commercianti albesi raccontano episodi di microcriminalità nel centro storico

ALBA Esiste un confine molto labile tra il sentirsi sicuri e insicuri nel luogo in cui si vive. Dipende da molti fattori, solo in parte collegabili a numeri e statistiche.

Parlando con alcuni commercianti del centro storico, che da decine di anni vivono la città e ne osservano i cambiamenti, non emergono situazioni allarmanti, anche se gli episodi di criminalità non sono mancati di recente.

D., per esempio, gestisce un’attività a ridosso di via Vittorio Emanuele: “Negli ultimi anni ho subito due furti. Ho sempre cercato di tutelarmi, infatti ho attivo un antifurto che, in caso di effrazione, fa scattare una segnalazione immediata alle forze dell’ordine. Ma purtroppo non è bastato, perché tra l’attivazione dell’allarme e l’arrivo della pattuglia, passano alcuni minuti”.

D. racconta i due episodi: “Sono accaduti entrambi di notte e i ladri hanno puntato direttamente alla cassa. La prima volta sono riusciti a portarla fuori dal negozio, sbatterla a terra e rubare il denaro presente. E anche la seconda mi hanno portato via l’incasso. Mi hanno lasciato senza cassa e con la porta sfondata,  nonostante l’allarme.

Non mancano, poi, i vandalismi: da anni non mettiamo fiori pregiati fuori dal negozio, perché ci rubano i vasi appena fa buio”. E conclude: “Fortunatamente l’ultimo furto grave risale a una ventina di anni fa. I due recenti non mi hanno procurato troppi danni a livello economico, ma non bisogna sottovalutarli e cercare di agire preventivamente”.

Anche F., che gestisce un’attività nel centro, ha subito l’ultimo furto grave molti anni fa: “Oggi credo sia troppo rischioso cercare di rubare merce o denaro in negozi. Sicuramente diverso è il caso degli appartamenti e delle case, spesso prese di mira.

Mi è capitato di recente di subire alcuni piccoli furti da parte di persone insospettabili, che hanno approfittato di un momento di distrazione per rubare questo o quell’oggetto”.

Alba è una città sicura, dunque? Risponde F.: “In generale, penso di sì ed è sufficiente guardare a ciò che accade altrove per rendersene conto. Diversa è la percezione della sicurezza, che va oltre i singoli casi.

Credo sia una sorta di malessere generale, legato a questi anni e alle condizioni economiche precarie”. E riguardo alla videosorveglianza, storce il naso: “A livello di libertà personale, non mi piace l’idea di camminare in un parco o leggere un giornale ed essere ripreso. Sicuramente sul momento aumenterà il senso di sicurezza generale, ma sono dubbioso sugli effetti a lungo termine”.

Francesca Pinaffo