Alma Rosè in scena con Carta canta, sabato 23 per Ampelos

Da sinistra: Manuel Ferreira e Massimo Latronico di Alma Rosè

ALBA Sabato 23 settembre alle 20.30, nell’auditorium della fondazione Ferrero, in strada di Mezzo, l’associazione Ampelos presenta uno spettacolo teatrale con Alma Rosé, compagnia di Milano pluripremiata per la qualità dei suoi lavori.

Il titolo della performance è Carta canta e le eventuali offerte raccolte nel corso della serata saranno destinate al sostegno di pratiche solidali. Nata ad Alba nel 2004 per volontà di un gruppo di agronomi e tecnologi alimentari, Ampelos ha come obiettivo di fornire gli strumenti a popolazioni oppresse da sottosviluppo perché diventino esse stesse promotrici di un’evoluzione alimentare, sociale, economica. Come realizzare questa utopia? I progetti di Ampelos sono vari: realizzazione di pozzi d’acqua in prossimità dei villaggi, progetti mirati alla coltivazione, allevamento e trasformazione dei prodotti agricoli (formaggi, yogurt, confettura, passate di verdura, vino), insegnamento e formazione.

Fino a oggi gli interventi sono stati localizzati principalmente in Eritrea ed Etiopia. Negli ultimi mesi sono in corso nuovi progetti: un impianto fotovoltaico in Eritrea e una struttura agro-zootecnica in Burundi per combattere fame e malnutrizione. Per informazioni è possibile scrivere a info@ampelos.org.

Parliamo con Manuel Ferreira, fondatore di Alma Rosé, artista argentino da vent’anni in Italia.
Cosa narra lo spettacolo Carta canta, creato in collaborazione con Ampelos?
«Insieme a Massimo Latronico, musicista e fondatore dell’Orchestra multietnica di via Padova di Milano, tenteremo di portare il pubblico in un viaggio tra Europa e Africa per parlare del nostro presente, dei nostri diritti, dei nostri sogni. Lo faremo in modo divertente, cantato e allegro, ma le tematiche affrontate sono delicate».

In effetti il “legame” tra le due terre è rovente e fragile come non mai, in questo periodo storico.
«Tenteremo di far ragionare il pubblico sull’urgenza della situazione, in particolare per quanto riguarda la tematica della cittadinanza. In Italia moltissimi figli di immigrati vivono la propria infanzia, crescono e apprendono nel Paese, formano nelle scuole la propria identità personale e poi professionale. Non possiamo trattarli come stranieri. La gestione dell’emergenza degli sbarchi è un problema differente da quello della cittadinanza. I gruppi politici sembrano non capirlo, preferiscono strumentalizzare e confondere le idee».

La musica e il teatro possono aiutare a trasmettere questi concetti?
«Certamente. Sabato canteremo canzoni popolari africane, narreremo storie di contadini, artisti, uomini e donne di culture lontane ma allo stesso tempo vicine. Mi sento vicino a queste problematiche, dato che io sono argentino e ho due figli con una donna italiana».

Matteo Viberti