Le generazioni del Barbaresco a confronto

VINO “Piacere Barbaresco”, l’evento annuale di promozione del celebre vino Docg, ha ospitato il convegno “Barbaresco: generazioni di sapienza a confronto”, che ha visto protagonisti gli uomini che hanno fatto la storia di questo vino e i giovani che oggi gestiscono questa importante eredità. A rappresentare le “persone d’esperienza”, come le ha definite il giornalista Giancarlo Montaldo che ha moderato l’incontro, Orlando Abrigo, Luigi Minuto, Beppe Colla e Giacomo Oddero, mentre per le nuove generazioni sono intervenuti Francesco Versio, Alessandra Toso, Simone Allario e Matteo Rocca.

Tra le due generazioni, un arco di tempo di circa sessant’anni. Una lunga storia fatta di tante difficoltà. «In certi momenti non capisco come abbiamo fatto a sopportare tutta quella fatica, oggi la fatica di allora non c’è più, ma un tempo c’era molta più allegria», ha affermato un po’ nostalgico Minuto. Poi, c’era anche il problema della carenza d’acqua nelle Langhe, come ha ricordato Oddero: «Era più facile offrire una bottiglia di vino che una d’acqua. Abbiamo faticato molto per far arrivare l’acqua sulle nostre colline, che è stata indispensabile per la nascita e la crescita delle cantine».

Oggi le problematiche sono altre, hanno commentano i neo-imprenditori. La maggiore è quella di trovare vigneti. Inoltre, per chi deve creare un’azienda nuova l’impegno economico è notevole e la burocrazia, anche per le piccole realtà, è decisamente gravosa.

«Tra le nuove generazioni, constatiamo che c’è una maggiore volontà di fare gruppo rispetto al passato, di confrontarsi, di unirsi nell’affrontare i mercati», ha affermato Versio, mentre Colla ha rammentato che un tempo solo i “vecchi” bevevano il vino rosso. «Non c’era alcun attaccamento al vino o al vigneto. Tutti pensavano ad andare in città a lavorare nelle fabbriche».

Una storia, quella del Barbaresco, fatta anche di piccole rivoluzioni, che si sono rivelate vincenti. Abrigo fu uno dei primi a usare le etichette sulle proprie bottiglie, e quella che allora fu vista come una sorta di presunzione, si è rivelata una fondamentale innovazione. Colla ha ribadito che la Produttori di Barbaresco fece una grande opera di marketing: «Con la stessa uva, riuscì a realizzare due vini completamente diversi, che hanno due collocazioni differenti, permettendo di salvaguardare l’attività di molti viticoltori».

L’azienda di Matteo Rocca ha invece intrapreso un’esperienza di spumantizzazione del Nebbiolo. Tutti all’inizio erano molto scettici, ma si è rivelata una buona idea, anche se si tratta di un procedimento particolarmente complesso. «State attenti a modificare le leggi attuali. Bisogna farlo con giudizio e raziocinio, senza dimenticare che queste hanno permesso di arrivare al benessere che abbiamo oggi», è stato il consiglio che Oddero ha rivolto ai giovani.

Questi ultimi hanno affermato che oggi c’è la tendenza a rivolgersi più al mercato internazionale che a quello italiano, ma che non c’è più la differenza tra i due, come avveniva trent’anni fa. Alla domanda se esistano contraddizioni tra genitori e figli nella gestione delle aziende, i giovani hanno dichiarato che l’esperienza dei padri è molto importante, ma che i genitori sanno dare fiducia e spazio alle innovazioni proposte dai figli.

Silvana Fenocchio