Da De Pisis a Pasolini, apre la mostra tra pittura e poesia

ALBA Pittori che furono anche poeti e poeti che scrivono anche con la pittura. Arte visiva intrecciata alla scrittura in artisti che hanno segnato la storia culturale italiana è l’oggetto della mostra “Pittori/poeti/pittori” che la fondazione Bottari Lattes propone nel palazzo Banca d’Alba, in via Cavour 4. L’esposizione curata da Marco Vallora – che ha raccolto opere e autografi da musei, fondazioni, archivi e collezioni private da tutto il Paese – sarà inaugurata oggi, sabato 18 novembre, alle 18 e proseguirà fino a domenica 17 dicembre (da martedì a venerdì dalle 15.30 alle 19; sabato e domenica dalle 10.30 alle 18.30). Le opere sono di Filippo de Pisis ed Eugenio Montale, che furono amici fin dalla fine della grande guerra ed ebbero tra di loro un intenso scambio epistolare. E poi Franco Fortini, Alfonso Gatto, Carlo Levi, Mino Maccari, Eugenio Montale, Pier Paolo Pasolini e Giuseppe Zigaina.

L’idea fu di Mario Lattes

L’idea parte da Mario Lattes, lo scrittore, artista ed editore torinese di tradizione ebraica al quale la fondazione è intitolata. Scrisse romanzi sul tema dell’ebraismo; saggi storici (la tesi di laurea sul Ghetto di Varsavia è stata pubblicata nel 2016). La sua pittura ripercorre con il disegno e il colore i temi dei suoi romanzi – L’incendio del Regio e Il Borghese di ventura, editi da Einaudi e ripubblicati da Marsilio – od ospitati sulla rivista Questioni, da lui pubblicata con interventi di autori come Simone Weil e Nicola Abbagnano, per fare due nomi. Lattes fu anche collezionista e tra i suoi preferiti figurano Ensor, Füssli, De Chirico, Cézanne, Morandi, e lo stesso De Pisis.

Marco Vallora spiega così l’impegno per allestire l’esposizione: «L’incertezza feconda tra arte e poesia è un fenomeno non soltanto italiano, ma in Italia ha avuto alcuni esiti assai curiosi: artisti che all’inizio del loro percorso sono indecisi sulla strada da prendere, se farsi pittori, poeti, musicisti o saggisti. Si parte dal Beccaccino di Filippo de Pisis, simbolo di una vera amicizia con Eugenio Montale, due artisti nati nello stesso anno (1896), conosciutisi nel 1919. Nel 1939 Montale invia al pittore, che sa anche essere poeta, una copia delle Occasioni, con dedica. In risposta, De Pisis gli regala una bellissima Beccaccia su sfondo marino, un dono per catturare anche la benevolenza del poeta. La mostra espone la lettera di Montale a De Pisis, in cui, tra orgoglio e ironia, Montale confida: “Lei non lo sa, ma sono anche io pittore, e forse più bravo di lei”».

La catena tra le personalità artistiche ha come anello centrale Pier Paolo Pasolini che, dice Vallora, «ha legami profondi con Montale, inizia a Bologna come De Pisis, quale allievo di Roberto Longhi – il grande critico letterario nato ad Alba, al quale la fondazione Ferrero dedicò la mostra del 2008 (ndr) –. La sua passione di storico dell’arte e pittore non lo abbandona: la filtra nelle poesie, nei saggi, nel cinema. Nella mostra la sua posizione di pittore viene rappresentata da autoritratti, disegni o scritti poetici. Si mette in luce la caratteristica di Pasolini di dipingere non solo con i colori tradizionali, ma con fondi di caffè, olio, vino. Di qui si parte alla volta del suo cinema, con spezzoni scelti e montati».

Da Pasolini si passa ad artisti che con lui collaborarono, come Franco Fortini (Franco Lattes), «poeta difficile e intenso» che diventerà un saggista e critico del lavoro di Pasolini. Conclude Vallora: «La mostra coinvolge altresì i nomi della linea del realismo, come Carlo Levi», e del fantastico visionario, come Giuseppe Zigaina. Anche Alfonso Gatto ebbe rapporti con Pasolini – fu attore nel Vangelo secondo Matteo –, così come Mino Maccari.