Il polo universitario di Asti intitolato a Rita Levi Montalcini

ASTI  Il polo Astiss (Asti studi superiori) è la prima sede universitaria italiana intitolata a Rita Levi Montalcini, senatrice a vita e premio Nobel per la medicina nel 1986. Un tiglio è stato piantato in suo ricordo nelle aiuole davanti all’edificio dell’università, un gesto semplice e allo stesso tempo simbolico per ricordare negli anni grandi personalità che, con la loro professione, hanno dato lustro e valore alla città di Asti. A seguire è stata scoperta la targa che ricorda l’intitolazione della sede alla grande scienziata.

La cerimonia si è svolta nell’aula magna dell’Università: in prima fila la famiglia Montalcini (Rita, Gino, Anna Re, Fabio, Monja Mangano) e al tavolo dei relatori, coordinati dal presidente del consorzio Astiss, Michele Maggiora, c’erano la nipote Piera, il presidente della fondazione Cassa di risparmio di Asti Mario Sacco, il sindaco Maurizio Rasero e rappresentanti del mondo universitario.

La nipote Piera, ingegnere elettronico, presidente dell’associazione Levi-Montalcini e nel Cda della Fondazione dedicata alla scienziata ha ricordato il legame della famiglia con Asti: «Le origini della nonna, Castelrosso a Ferrere dove sono stata vice sindaco, gli anni in Valle San Pietro e villa Basinetto in tempo di guerra».  Fu proprio nel periodo astigiano che Rita Levi Montalcini ebbe le prime intuizioni sulle scoperte che le avrebbero portato notorietà mondiale: «Per i suoi primi esperimenti utilizzava le uova raccolte nelle cascine, ricorda la nipote. Erano tempi di guerra: la vostra terra ha ospitato e difeso molti ebrei».  Cittadina onoraria di Asti dal 1987, la senatrice Montalcini tornò nel 2001 per l’ultima volta in occasione del Palio. «Zia Rita ha trasmesso la sua voglia di guardare avanti e oggi è ancora molto amata , ha concluso la nipote.

Mentre sullo schermo scorrevano le immagini della scienziata e la consegna del Nobel, la parola è passata al professor Francesco Della Valle, allievo della scienziata: «L’intitolazione dell’università coincide con il suo pensiero. Ci siamo conosciuti nel 1974. Amo definirla “una dolce e profonda rivoluzionaria”. Dolce perché non ha mai cercato di imporre le sue idee, scientifiche e non: le ha sempre enunciate con grande semplicità perché voleva fossero capite. Rivoluzionaria perché ha sempre coltivato e applicato le sue scoperte».

Paolo Cavaglià