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Silvia Gallerano, la Locandiera per il Politeama

BRA La grande interprete nella versione attuale del celebre capolavoro opera di Carlo Goldoni.
Come sarebbe stata Mirandolina, la protagonista della Locandiera, se anziché vivere nel Settecento, si fosse trovata a costruire il suo destino due secoli dopo? Si aggiunga, poi, una diversa ambientazione: non l’aristocratica Firenze, ma un luogo imprecisato e acquitrinoso del delta del Po. A immaginarlo è il regista Stefano Sabelli, autore dell’ultima trasposizione teatrale del capolavoro di Carlo Goldoni con il sottotitolo O l’arte per vincere. Tra il marchese di Forlipopoli (che ha il volto di Gianantonio Martinoni), nobile decaduto che ha venduto il titolo nobiliare, e il conte di Albafiorita (Giorgio Careccia), mercante arricchito ed emblema della nuova nobiltà che avanza, c’è l’astuta proprietaria della locanda-palafitta, capace di catalizzare le attenzioni di entrambi i pretendenti, senza concedersi a nessuno dei due. Sarà il cavaliere di Ripafratta (Claudio Botosso), altezzoso e misogino, a ferire l’orgoglio della giovane donna e a mettere a dura prova le sue certezze. Per questa nuova versione dell’opera, il volto della protagonista è quello di Silvia Gallerano, mentre Fabrizio è interpretato da Diego Florio e le parti femminili sono di Chiara Cavalieri ed Eva Sabelli. Sorprendente interprete dello spettacolo La merda, che lo scorso anno ha registrato il tutto esaurito a ogni tappa e ha fatto incetta di premi internazionali, è una delle attrici teatrali italiane più apprezzate del momento. Con la sua Mirandolina, sarà al Politeama di Bra domenica 19 novembre, alle 21.

Silvia Gallerano, quali novità dobbiamo aspettarci in questa nuova versione del classico di Goldoni?
«È una nuova e allo stesso tempo fedele all’originale. Il testo è invariato, senza tagli e senza alcuna modifica. Al contrario, cambiano il tempo e il luogo della vicenda: siamo negli anni Cinquanta, in un’immaginaria capanna sul delta del Po. Si tratta di un’atmosfera particolare, molto stantia, che ricorda alcuni capolavori del cinema neorealista come Riso amaro di Giuseppe De Santis od Ossessione di Luchino Visconti. La conseguenza di tutto questo è una lettura meno leziosa e più terrena dei personaggi».

Mirandolina è uno dei personaggi femminili più noti e anche l’emblema di una sorta di battaglia tra i sessi.
«Esatto. È lei il centro di tutto, una sorta di perno attorno al quale ruotano gli uomini sulla scena. A sconvolgere ogni equilibrio sarà l’intrigante cavaliere di Ripafratta, fino a un epilogo per certi versi inaspettato rispetto alle ambizioni iniziali della locandiera. Se all’inizio Mirandolina sembrava una donna disposta a tutto pur di vincere, alla fine dimostra di non essere una sprovveduta e di sapere come uscire di scena a testa alta, seppure con un po’ di malinconia».

Fino a oggi l’abbiamo vista confrontarsi con opere contemporanee: perché questo passaggio al classico?
«È una mia scelta: come attrice, avevo da tempo il fortedesiderio di confrontarmi con opere che hanno segnato la storia del teatro. Impersonare Mirandolina è una sfida: con il regista, ho cercato di trovare la sua concretezza e la sua verità».

Che cosa pensa della situazione del teatro in Italia?
«Stiamo vivendo un momento molto difficile: mancano i finanziamenti, molte compagnie muoiono e quelle che sopravvivono fanno molta fatica a restare a galla. Ci vorrebbe un cambio di visione da parte di tutti gli operatori culturali, per rivitalizzare la nostra offerta e iniziare una nuova stagione. Una risposta spontanea si è già fatta sentire ed è quella delle tante forme teatrali nate fuori dal palcoscenico, come gli spettacoli nelle case private, nei cortili o in ogni altro luogo d’aggregazione. Questo dimostra che, al di là dei problemi, il pubblico ha bisogno di questa forma d’arte e dovrebbe essere una risposta sufficiente per ripartire».

Francesca Pinaffo