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La comunità Paolina di Alba dà l’ultimo saluto a fratel Tarcisio Giuseppe Garzon

ALBA Nella notte di Natale, presso la comunità di Alba della Società San Paolo “Divina Provvidenza”, ha terminato il suo pellegrinaggio terreno  fratel Tarcisio Giuseppe Garzon. Aveva 78 anni di età, 66 di vita paolina e 58 di professione.  I funerali si svolgeranno il 27 dicembre alle 15 nel tempio San Paolo di Alba.

Mentre la Chiesa stava ancora celebrando la nascita dell’Emmanuele intonando il canto “Gloria in excelsis Deo”, ad Alba fratel Giuseppe, al secolo Tarcisio, raggiungeva la vita eterna dopo un lungo periodo di malattia.

Tarcisio nasce a Bonaldo di Veronella, in provincia di Verona, il 2 ottobre 1939 da papà Giuseppe e mamma Maria Gionesini. La famiglia è numerosa, come avviene di consueto in quei tempi: oltre a lui allietano casa Garzon altri sei fratelli e una sorella. Viene battezzato una settimana esatta dopo la sua nascita nella parrocchia del paese dedicata a Sant’Apollinare. Qui il 21 gennaio 1949 riceve anche la Confermazione. Tarcisio mostra fin da bambino una certa attitudine alla vita interiore, che lo spinge solo due anni dopo, appena dodicenne, a chiedere di entrare tra i Paolini ad Alba in Casa madre. Dopo le scuole interne, vive il noviziato biennale ad Ostia, sul litorale romano, che conclude con la prima professione religiosa l’8 settembre 1959 assumendo il nome paterno di Giuseppe.

Tornato ad Alba, viene destinato da subito al settore della distribuzione dei periodici paolini, in particolare Famiglia cristiana, che occuperà praticamente tutto il suo impegno missionario prima e dopo la professione perpetua, che celebrerà a Roma l’8 settembre 1964.

Uomo dal carattere deciso fino talvolta a sfiorare la ruvidezza, profondo nella vita spirituale, che ha sempre coltivato con cura, sempre generoso nell’apostolato, fratel Giuseppe conosceva bene – come scriveva Gazzetta d’Alba nel dicembre 1999 – i pregi e i difetti dei trasporti ferroviari italiani che gli permettevano, destreggiandosi tra i “punti neri” che strozzano la ragnatela di binari, «di compiere il settimanale prodigio di far arrivare puntualmente Famiglia cristiana negli angoli più remoti del Paese». È grazie a tanti apostoli nascosti e preziosi come lui che si è compiuto nei decenni scorsi il miracolo di questa nostra rivista, che ha fedelmente accompagnato la Chiesa italiana nel grande processo di trasformazione economica e sociale di quei convulsi anni.

Fratel Garzon rimarrà nella memoria collettiva della Provincia Italia anche per l’amicizia particolare e intensa che curò, insieme ad altri confratelli Paolini, con l’indimenticato vescovo di Molfetta “don” Tonino 2

Bello, autentico profeta e anticipatore del magistero di papa Francesco, con un atteggiamento sempre caratterizzato dalla rinuncia ai segni esteriori di potere e da una costante attenzione agli ultimi, che lo portarono a diverse iniziative a favore dei poveri della sua diocesi, per le quali non mancò mai l’aiuto materiale anche, fra gli altri, proprio di fratel Giuseppe. Non è un caso che, stante questo rapporto di privilegiata confidenza con i confratelli, i libri più importanti di don Tonino siano stati pubblicati, anche postumi, proprio dalle Edizioni San Paolo.

«Ora che questo nostro fratello ha visto compiersi la sua vita, lo affidiamo alle cure della Santa Famiglia. Possa egli dal cielo intercedere presso il Maestro divino a favore della nostra particolare missione, chiamata nei prossimi anni a lasciarsi trasformare profondamente dall’avvento della tecnologia digitale, che permette di far arrivare a tutti il messaggio gaudioso della salvezza attraverso nuove e innovative forme», scrive don Stefano Stimamiglio, Segretario generale della Società San Paolo