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Alfredo Battaglino, la storia di un prete di Vezza in Russia con la Julia

LIBRO  Un prete tra gli alpini è il libro di Roberto Savoiardo uscito il 26 gennaio per i tipi di Araba fenice che sarà presentato venerdì 9 febbraio alle 21 nella biblioteca comunale di Vezza. Savoiardo racconta la storia di padre Alfredo Battaglino, vezzese, classe 1914.

Padre Alfredo è il protagonista di uno degli episodi più toccanti del celebre libro di Nuto Revelli La guerra dei poveri. Durante la marcia verso Nikolaevka un alpino –«il viso è disfatto, le mani avvolte in stracci, i piedi fasciati, cammina a stento, curvo, quasi trascinandosi» – si avvicina alla slitta scortata da Revelli e gli chiede se è credente. Si presenta come un cappellano della Julia e vorrebbe confessare il comandante di compagnia, ferito. «Grandi, con uno sguardo pieno di bontà, di sofferenza, acconsente. Il cappellano si avvicina, si piega in due per parlare meglio, e cammina, cammina a lungo, trascinandosi nella neve con uno sforzo immenso. Non si appoggia, non tocca la slitta. A tratti sbanda, come se dovesse restare indietro, poi si fa forza, si riprende. Si alza infine, affranto dalla stanchezza. Mi ringrazia. Si perde fra gli sbandati».

Racconta l’autore Roberto Savoiardo: «Figlio di una generazione cresciuta ed educata nel fascismo, padre Alfredo nel ’40 sceglie di arruolarsi. Viene assegnato alla 309ª sezione di sanità alpina, aggregata alla Julia. Partecipa alla campagna di Grecia, divenendo amico di don Carlo Gnocchi, il futuro padre dei Mutilatini. Rientrato a Gorizia, padre Alfredo inizia i preparativi per quel viaggio che racconta a ogni tappa: Brennero, Monaco, Berlino, Varsavia, Minsk. In Ucraina assolve al suo lavoro con dedizione, consapevole di rappresentare il riferimento non solo spirituale di quei coetanei di montagna e collina. All’Immacolata racconta la commozione nel fare “bellissime funzioni dentro il rifugio che serve per sala medicazione e anche per cappella”. Sono le ultime ore che precedono giorni di furia e una ritirata che lascia nell’animo del sacerdote ferite mai risanate. Padre Alfredo rientra a casa e indossa nuovamente la divisa di cappellano del battaglione Dronero, con cui affronta oltre un anno di prigionia in Germania, dove stringe amicizia con il futuro beato Giuseppe Lazzati. Tornato a casa termina gli studi e diventa preside e professore di italiano e storia. Ammalatosi nel ’77, si appresta a una morte prematura che accetta con rassegnazione e spirito cristiano, felice di ritrovare i suoi alpini rimasti nel gelo russo».