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Bruno Martinazzi: «Offro ad Alba la scultura Il bacio alla terra»

ALBA  Il celebre artista vuole dedicare all’ambiente il suo nuovo progetto: serve un finanziamento

Bruno Martinazzi è nato a Torino. Ha 94 anni ed è considerato uno dei più grandi scultori dell’epoca odierna. Fu protagonista della Resistenza ad Alba – combatté negli Autonomi di Mauri e sua sorella era amica di Beppe Fenoglio. Oggi Martinazzi ripensa alla capitale delle Langhe con un nuovo progetto, che il sindaco Maurizio Marello ha di recente accolto (almeno negli intenti) con benevolenza.

È vero che ha un progetto in serbo per Alba?
«Una scultura a forma di bocca che bacia la terra. Dev’essere simbolo di amore verso l’ambiente, che abbiamo saccheggiato e depredato sempre più fino a rovinarlo. Questo eccesso di consumismo rode ogni cosa, sembra che tutti vogliano soltanto avere e possedere: pur di raggiungere questo obiettivo distruggiamo ciò che abbiamo attorno. Non sono figlio di una simile cultura. Non mi manca molto da vivere, perciò uno dei miei ultimi progetti vorrei fosse simbolo di un legame da recuperare: quello con la terra».

Perché proprio qui?
«Conobbi Alba dal 1942 al ’45, ero uno sfollato con la mia famiglia. Mio nonno era di Guarene. Quelli non erano bei tempi. L’ultima volta sono tornato con un amico sessant’anni fa. So che oggi la città è cresciuta, piena di idee e risorse. Mi piacerebbe posizionare la scultura sul suo suolo: se non troverò nessuno disposto a finanziare il progetto sceglierò un altro luogo, ovviamente».

Manca solo lo sponsor dunque.
«Esatto. Se un ente pubblico si interessasse della questione so che non ci sarebbero problemi. Sarebbe tutto più facile. La scultura non costa molto, è di un materiale metallico economico e funzionale».

Tornando alle sue parole iniziali, quello che desidera è lasciare un potente simbolo antagonista alla cultura dominante. È ottimista sul futuro?
«Se non verrà avviato un profondo cambiamento culturale non penso che le cose possano migliorare. Ogni epoca è caratterizzata da una fase di trionfo e da una successiva decadenza, non vorrei che questo espansionismo materialistico e commerciale esitasse in una profonda miseria. Non ho più molto da vivere, ma penso ai nostri giovani. Parlare di questi argomenti diventa di immediata urgenza. Per questo ho pensato alla scultura: di certo non cambierà le cose nell’immediato, ma può funzionare come un promemoria di ciò che non può più essere rimandato».

Matteo Viberti