Consorzio del Barolo: l’assemblea sarà in aprile

VINO  Le recenti dimissioni del presidente del consorzio Barolo Barbaresco Alba Langhe e Dogliani, Orlando Pecchenino, hanno lasciato l’organismo consortile senza il suo esponente di maggiore rappresentanza. Chi pensava che il Consiglio direttivo avrebbe vivacchiato (affidandosi magari alla vicepresidenza) per arrivare alla scadenza naturale della primavera 2019 è stato smentito. Il Consiglio direttivo, infatti, ha deciso di azzerare tutte le cariche e chiamare gli oltre 500 associati a partecipare alla nuova assemblea a inizio aprile per eleggere le cariche sociali: presidente, consiglieri e collegio sindacale.

I consigli di Claudio Rosso. In questi ultimi giorni si erano levate le prime voci che invitavano a procedere in fretta all’elezione dei nuovi organi sociali e questa decisione del Consiglio in carica dovrebbe averli accontentati. Ma alcuni di loro si sono spinti più in là, rinnovando richieste e proponendo soluzioni per migliorare l’attività di un organismo così strategico per il futuro dei vini albesi, esclusi quelli della denominazione Roero, che hanno un loro specifico consorzio. Recentemente abbiamo avuto il testo proposto da Claudio Rosso, che del consorzio è stato presidente tra il 2007 e il 2010. Tra le varie idee che egli propone ci pare interessante l’invito a favorire una maggiore autonomia, anche economica e decisionale, per le denominazioni al di fuori di Barolo e Barbaresco.

Rosso riconosce l’utilità di avere a suo tempo scelto una struttura unica, ma lancia un monito chiaro in favore di una più ampia autonomia finanziaria e gestionale per tutti i vini che non sono Barolo. Il rischio che intravede è che questi vini non riescano a esprimersi o, peggio, possano attuare «la secessione che il Roero ha già scelto». Una soluzione – quella prospettata da Claudio Rosso – che se non vado errato è già ampiamente prevista nell’ordinamento consortile, vista la presenza per ogni denominazione di un comitato di denominazione specifico.

I ragionamenti di Angelo Gaja. Altro intervento stimolante è quello diramato da Angelo Gaja, che, rispondendo a Claudio Rosso, estende il suo monito a tutti i produttori soci della struttura consortile. L’intervento di Gaja è articolato e merita attenzione, soprattutto laddove invita alla trasparenza, al dialogo e alla partecipazione. Un monito questo che va non tanto alla struttura operativa, quanto alla base associata, che dovrebbe vivere con maggiore dinamismo la sua appartenenza al consorzio in una catena di passaggi di esperienze dalle persone più anziane a quelle più giovani e in una sequenza di recenti visioni dalle nuove leve verso chi da più tempo opera in questo settore.

Nel suo “messaggio” al settore, Angelo Gaja tenta anche un identikit dei nuovi presidente e Consiglio. Ci pare efficace riportare questo passo nella sua interezza: «Ho già detto che occorre attorniare il presidente di consiglieri capaci, volenterosi, scelti con diversi gradi di esperienza. La chiave di successo del presidente è un Cda di consiglieri capaci e vogliosi di lavorare per il bene comune. Io ho sempre guardato con qualche disagio ai soggetti che vogliono candidarsi aspirando fortemente alla carica della presidenza, che si sentono vocati ad assumerla, che operano assiduamente per riuscire nel loro intento e coronare le loro ambizioni. Vorrei che si guardasse anche ai soggetti che ne posseggono le qualità, ma non si propongono, che vanno spronati a farlo perché già godono di stima e apprezzamento comune. C’è un limite di età? direi che il presidente non debba superare i 65 anni; deve essere uno che abbia viaggiato (e imparato) nei mercati mondiali del vino, che parli un fluente inglese e, possibilmente, una seconda lingua, e che oltre all’esperienza sia dotato anche di energia per affrontare adeguatamente l’incarico».

Il dialogo è avviato, le elezioni a breve saranno indette. La palla ora passa ai produttori.

Giancarlo Montaldo