Diario di guerra di Orlando, partigiano della Romagna a Cherasco

CHERASCO Le vicende di Orlando Cavina nel bel volume a cura del figlio Stefano
La città di Cherasco è ubicata tra i fiumi Tanaro (sulla direttrice verso La Morra) e Stura (sulla direttrice verso Bra) e per accedervi occorre transitare sui relativi ponti. Un altro ponte sul Tanaro si trova tra Pollenzo e Verduno.

Per impedire il transito delle milizie fasciste e tedesche durante il periodo della Resistenza i partigiani fecero saltare le arcate del ponte sul Tanaro di Cherasco, ma non riuscirono nell’impresa per il ponte di Pollenzo e al riguardo – tanti anni fa – avevo raccolto la testimonianza di Arnaldo Rivera (partigiano “Arno”) che aveva partecipato al sabotaggio non riuscito a causa sia di inesperienza quale artificiere sia per la poca disponibilità di esplosivo.

Quanto al ponte di Cherasco sul Tanaro, l’impresa di sabotaggio mi era stata raccontata da mio zio Antonio Milanesio (coraggioso partigiano di Bra) che vi aveva personalmente partecipato con Icilio Ronchi della Rocca che era il comandante della 12ª divisione Bra delle formazioni partigiane autonome. Il racconto particolareggiato dell’azione (siamo ad agosto 1944) è riportato nel libro Ricordi di un partigiano. La Resistenza nel Braidese ripubblicato da Franco Angeli nel 2009 con premessa di Livio Berardo. Il ponte ferroviario di Cherasco fu bombardato dagli americani il 30 luglio 1944.

Non ricordavo di aver letto racconti particolareggiati per quanto riguarda il ponte di Cherasco sullo Stura, ma mi è venuta in soccorso la lettura del bellissimo libro Orlando. Storia di un romagnolo partigiano in Piemonte (edizioni Moderna) che si apre con la presentazione della presidente dell’Associazione partigiani d’Italia di Cuneo Ughetta Biancotto. L’autore è Stefano Cavina, giornalista e scrittore di Ravenna. Suo padre Antonio (il partigiano Orlando), dopo essere stato internato in campo di concentramento per militari italiani in Germania ed essere fuggito in Svizzera alla guida di un autocarro sottratto ai tedeschi, è arrivato nella zona di Cherasco-Narzole-Bene Vagienna ed è stato arruolato nella formazione partigiana Amendola, comandata dal colonnello Renato Gancia, originario di Narzole.

Nel libro è riportato sia il racconto dell’esperienza partigiana di Antonio Cavina sia l’estratto del suo diario di guerra (1942-1945). Antonio Cavina – tra l’altro – il 10 gennaio 1945, a causa della delazione di un compagno, è stato anche fatto prigioniero dai fascisti insieme ai valorosi partigiani Neri (capitano Antonio Chiari) e Franco (tenente Franco Castriota) che sono poi stati fucilati dai militi del tenente colonnello Palomba. Antonio Cavina è stato invece liberato grazie a uno scambio con alcuni militari tedeschi portato a buon fine dal partigiano Renato Mantilleri di Bra.

Ritornando al ponte sullo Stura, nel libro è ben descritta l’operazione di sabotaggio andata a buon fine ed eseguita proprio da Antonio Cavina (che da militare era stato arruolato in un battaglione guastatori paracadutisti presso la scuola guastatori di Civitavecchia) con il capitano del Genio Antonio Chiari e il sergente Giovanni Manzo (partigiano Michele, comandante di distaccamento).

La rischiosissima operazione sul ponte è stata portata a termine tra il 21 e il 22 ottobre 1944 (proprio nel tempo dal 10 ottobre al 2 novembre 1944 dei ventitré giorni della città di Alba) ed è descritta nel libro di Stefano Cavina. Cavina e Manzo si sono calati con delle funi dal parapetto del ponte e hanno minato e poi fatto saltare un’arcata, così interrompendo i collegamenti fascisti e tedeschi tra Bra e Cherasco.

Nel libro di Cavina non mancano riferimenti anche al famoso partigiano Lulù (Luis Chabas), a don Bagnasco (maestro di Narzole) e al generale Raffaello Operti, che era stato l’intendente della IV armata e come tale depositario del famoso “tesoro” della IV armata. Da segnalare il racconto delle brutali sevizie subite dalla staffetta Caterina Costamagna (Bruna) a opera del tenente Rossi ben noto agli albesi per essere stato, con il capitano Gagliardo Gagliardi, al comando del presidio fascista di Alba dall’autunno 1944 fino alla Liberazione.
In conclusione un bel libro da leggere per arricchire la conoscenza di fatti resistenziali in provincia di Cuneo.

Lorenzo Paglieri