L’avvocato Lorenzo Trucco: l’accoglienza non è un benefit

ALBA Diritto d’asilo, protezione sussidiaria e umanitaria: sono questi i punti fondamentali della normativa italiana che dovrebbero conoscere i richiedenti asilo, arrivati in Italia per sfuggire a discriminazioni etniche e religiose, a trattamenti disumani applicati dai Governi dei loro Paesi o da guerre che durano da decenni. A spiegarli a un gruppo di giovani accolti dalla Caritas diocesana ad Alba e a Montà è stato l’avvocato torinese Lorenzo Trucco. L’incontro si è svolto in via Pola, ad Alba, nell’ambito di un progetto ideato dalla Caritas in collaborazione con il laboratorio teatrale Albatros. Abbiamo rivolto all’avvocato Trucco alcune domande.

Avvocato, qual è il problema principale dell’accoglienza dei migranti in Italia?

«Esiste un grave problema di tipo strutturale. Secondo la legge italiana, l’accoglienza dev’essere effettuata negli Sprar (Sistema di protezione per richiedenti asilo e rifugiati), con un’impostazione in grado di garantire buone condizioni di vita. Solo in casi eccezionali le Prefetture possono ricorrere ai Cas (Centri di accoglienza straordinaria). Peccato che nel nostro Paese avvenga l’esatto contrario, dal momento che l’80 per cento dei richiedenti asilo viene destinato ai Cas. Si tratta di una chiara violazione di legge, che genera un effetto a macchia di leopardo sul fronte dell’accoglienza: a determinare il destino della persona è la pura casualità. Quando un richiedente asilo arriva in Italia, può finire in una struttura accogliente o in una disastrosa».

Com’è possibile che esistano strutture disastrose? Non si effettuano controlli?

«Anche per quanto riguarda i controlli, si hanno enormi differenze tra gli Sprar e i Cas: nei primi –dal momento che hanno come obiettivo un buon livello di accoglienza –sono molto più approfonditi; nei secondi tendono a essere effettuati in modo piuttosto sommario, anche perché i parametri richiesti sono meno stringenti. Ecco perché esistono strutture disastrose, di cui si tende a parlare molto poco: sorgono in luoghi isolati e approfittano del fatto che i richiedenti asilo sono soggetti deboli. È fondamentale portarle alla luce, perché esistono strumenti legali efficaci per intervenire».

Quanto è importante conoscere i diritti per i migranti?

«È fondamentale, perché si tratta del loro destino. Purtroppo, nella maggior parte dei casi, questi ragazzi non hanno la minima conoscenza delle leggi e la situazione è ancora peggiore se si parla di minori. Bisogna anche tenere presente che arrivano da Gambia, Guinea, Mali e da tanti altri Paesi in cui la parola diritto è stata cancellata dal vocabolario».

E se guardiamo agli italiani, quanto è difficile far passare il messaggio che i migranti hanno dei diritti? 

«Molto difficile. Tutti dovrebbero comprendere che l’accoglienza non è un benefit concesso, ma è un diritto previsto dalla legge. Si rischia di spostare indietro le lancette dell’orologio dei diritti, proprio quelli che ci siamo conquistati a fatica dopo il secondo conflitto mondiale. Se per molti anni il problema è stato quello dell’effettività – cioè trovare il modo di applicarli – il presente è ancora più drammatico, perché l’intero sistema è sotto attacco. Serve un rovesciamento culturale: è in gioco il futuro di tutti».

Francesca Pinaffo