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Scopriamo perché il falegname in piemontese è detto Maisdabòsch

Maisdabòsch: falegname, mastro/maestro del legno

Alcuni giorni fa, ho letto che il culto delle radici e delle tradizioni, è presagio di una dittatura imminente. Ecco, non so quanto fosse fondato come pensiero, ma certamente nulla a che vedere con questa attività tanto libera quanto apolitica, e ben distante da ogni sospetto dittatoriale.

Un valido esempio di evoluzione linguistica è dato dalla parola di questa settimana che indica niente meno che una figura antica ancor oggi indispensabile: il maisdabòsch. Se poi qualcuno lo pronuncia con diverse sfumature come maidabòsch, meisdabòsch, maesdabòsch, nulla cambia nella sua sostanza. Il lessico famigliar-tradizional-popolare prevede varianti formidabili non solo da zona a zona, ma di paese in paese e, perché no, di borgata in borgata: anche per questo il piemontese può dirsi una lingua viva e vivace.

Parola composta, maisdabòsch, ci racconta che è chiamato così chi si intende di legno con una certa esperienza, dall’abbattimento di un albero alla lavorazione in bottega, tant’è che viene formata da mèistr (mastro, maestro) da bòsch (bosco, legno): il falegname. C’è chi sostiene giustamente che minisié possa essere un valido sinonimo: anche minisiè significa falegname, ma quest’ultimo si approccia al legno in maniera decisamente più elaborata e minuziosa, come ricorda la parola stessa.

Un teatro che profuma di legno, è un vero teatro. Una delle figure a cui mi lego nella mia attività teatrale in maniera sensoriale è mio nonno paterno: non l’ho mai conosciuto se non nei primi due mesi di vita, di cui non ho coscienza. Si chiamava Beppe, lavorava con il legno e da come mi è stato raccontato, era un buon conoscitore del pioppo. Casualmente, o forse no, il legno più adatto ai palcoscenici teatrali è proprio questo: legno povero, fibra resistente ma elastica che ha la grande caratteristica di risaldare entro qualche ora il foro di viti e chiodi estratti per rimuovere la scenografia. Un legno che, nel suo piccolo e nel suo silenzio, ha molto da insegnare.

Paolo Tibaldi