Alba, sette anni senza Pietro Ferrero

ALBA Sono trascorsi sette anni da quel tragico 18 aprile 2011 quando Pietro Ferrero perse la vita a causa di un malore durante un allenamento in bici in Sudafrica, dove si trovava per una missione di lavoro insieme al padre Michele, il patriarca del colosso dolciario nato ad Alba.

Nato a Torino l’11 settembre 1963, Pietro rappresentava la terza generazione della famiglia che ha dato vita al gruppo Ferrero, era sposato dal 2003 con Luisa Strumia e aveva tre figli piccoli.

Nel 1975 Pietro si trasferì a Bruxelles, con la famiglia, dove frequentò le scuole. Nel 1985 si laureò in biologia a Torino col massimo dei voti e, nello stesso anno, iniziò a lavorare in Ferrero, occupandosi di tematiche tecniche e produttive. Nel 1992 assunse la gestione operativa nella divisione Europa del Gruppo. Pietro era presidente della Ferrero, società italiana del Gruppo, e chief executive officer della Ferrero international.

Riprendiamo, qui di seguito, l’editoriale di Gazzetta di quell’aprile 2011.

L’abbraccio commosso di una città intera, della gente della nostra terra, alla famiglia Ferrero. È quello che vogliamo raccontare in queste pagine di Gazzetta. Per chi non c’era non è facile capire il clima che si respirava ad Alba mercoledì scorso, il giorno delle esequie di Pietro Ferrero. Una partecipazione vera, sentita, da parte di una folla di trentamila persone che ha seguito la celebrazione in Cattedrale e dai maxischermi nelle piazze. Ma era come se tutti fossero in chiesa: la gente pregava, cantava, rispondeva con le parole della liturgia. Un lungo applauso ha accolto l’arrivo della salma. E alla fine una lunga processione l’ha seguita fin sulla soglia del cimitero. La nostra gente ha voluto così, con commossa semplicità, esprimere la partecipazione e l’affetto, per significare che Pietro non era solo un imprenditore e una persona famosa, ma prima di tutto uno di noi, uno di famiglia, un figlio e un fratello. Che cosa si può dire a una moglie con tre bambini piccoli che perde il marito, a un padre e a una madre che perdono il proprio figlio? Nulla che non sembri vuoto e inutile. Da parte mia ho ricordato Pietro e i suoi familiari nella preghiera e nell’offerta della Messa. Ma voglio aggiungere un “grazie” per la testimonianza di fede manifestata dalla famiglia Ferrero durante il funerale, partecipando alla celebrazione con dignità e compostezza pur nel dolore.

E le braccia alzate di Michele e Maria Franca durante la recita del Padre nostro mi sono sembrate un gesto simbolico di riconsegna a Dio Padre del proprio figlio. La fede nel Cristo risorto ci dice che il bene compiuto, l’amore con cui abbiamo fatto ogni cosa, il nostro stesso corpo mortale, non andranno perduti. Così il valore dell’onestà che Pietro ha vissuto, come ha ricordato il fratello Giovanni, la sua generosità, l’amore e la fede nell’esistenza del Creatore, la sua fermezza e dolcezza, l’amabilità e il sorriso non saranno solo un ricordo. La fede nel Risorto ci assicura che Dio li conserverà per l’eternità. Nell’attesa di ritrovarci insieme nella comunione piena e definitiva.
Antonio Rizzolo