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Con Paolo Tibaldi scopriamo il significato del termine piemontese “Ciaràfi”

ABITARE IL PIEMONTESE

Ciaràfi: Cianfrusaglie. Oggettini, accessori, paccottiglie di scarso valore. Persona molto giovane che suscita simpatia, tenerezza e giovialità.

Vi sono una serie di beni materiali, oggetti o attrezzi di cui non abbiamo mai avuto il coraggio di sbarazzarci, per via di quel monito con il quale siamo stati cresciuti, no? Campa via gnènte, ten da cont, o peu sèmpe mnì a tàj (Non buttare nulla, tieni da conto, può sempre tornare utile). E così, questa settimana parliamo di ciaràfi. Singolare, plurale, maschile e femminile, è una parola con due significati a seconda delle circostanze.

Il primo è proprio quello di minute cianfrusaglie, accessori vari, acquistati istintivamente in un mercatino delle pulci, oppure malauguratamente pescati presso qualche banco di beneficenza. Con i sinonimi, abbiamo modo di sbizzarrirci e di spaziare in varie zone limitrofe: ciaràfich, stërnàj, frobi, ciafroj, mugiapue, baràche, ciàfȓi, argibiȓi, gërgiato, giargiàtola.

Tornando a ciaràfi, si tratta di una famiglia lessicale per la quale possono essere ipotizzate diverse orgini, dall’arabo e turco fino ad arrivare alle parlate di alcune località italiane. In bolognese saràf è l’adescatore che procura generosità altrui con blandizie; nel milanese saràf è l’imbroglione, mentre i toscani quando menzionano sciaraffo o ciaraffo, indicano un complice. Ma la sostanziale curiosità viene se notiamo che in lingua ebraica il verbo SARRAF significa qualcosa come bruciare.

Il secondo significato fa riferimento ad una persona, magari un bambino che sa farsi ben volere per via del suo carattere vivace e ironico. Se me lo permettete, ho un esempio fresco di giornata. Sto svolgendo un progetto teatrale con alcune scuole dell’Infanzia della bassa Langa; l’attività artistica è incentrata sulla tematica del viaggio e delle tradizioni locali, attraverso canti, indovinelli, filastrocche e favole contadine. Proprio l’altro giorno, il piccolo Francesco di 3 anni, sosteneva che i brani dei Beatles fossero da dilettanti, a confronto di Piemontesina Bella. E con che determinazione!

Paolo Tibaldi