È grazie alle potature che portiamo molto frutto

UN PENSIERO PER DOMENICA – 29 APRILE – QUINTA DI PASQUA

Per capire il Vangelo di oggi (Gv 15,1-8) possono essere utili due scenari. Basta farsi una salutare passeggiata in una vigna da poco potata: in mezzo ai filari, per terra, tanti tralci recisi, magari già trinciati; qua e là resti di falò. Ma chi conosce il ciclo produttivo della vite riesce ad associare le dieci gemme che si affacciano sui tralci alla meraviglia dei grappoli maturi di settembre. Il secondo scenario sono le belle assemblee vicariali di presentazione della lettera pastorale del vescovo, Gesù cammina con noi: un testo che sarà il punto di riferimento per la diocesi nei prossimi anni. Essa si ricollega al Sinodo diocesano. Chi era presente a quelle assemblee e ricorda la sala Ordet piena sa quante “potature” ci sono state in questi vent’anni! Ma sia la lettera pastorale che le letture della Messa, lungi dall’indulgere al pessimismo, aprono alla speranza. Perché per aprirsi al nuovo ci vuole speranza e cambiare genera speranza. Vediamo come.

Cristo dalle cui dita partono dei tralci, affresco di Lorenzo Lotto nella chiesa di Trescore Balneario (Bg).

Le potature fanno parte della vita. Per questo la vite, già nell’Antico Testamento, è simbolo di prosperità e di rinascita. La potatura non va intesa solo in senso moralistico – tagliare via dalla nostra vita il male o le cose di troppo – perché è qualcosa di molto più radicale e doloroso. La potatura non la facciamo noi; la fanno le vicende della vita: insuccessi, fallimenti, malattie, morte, ma anche decisioni sofferte. La rassicurazione paradossale di Gesù è che noi, nonostante la potatura, anzi, come per la vite, proprio grazie a essa, possiamo portare frutti. Basta che rimangano poche gemme sane!

Anche Paolo ha subito diverse potature: prima sulla via di Damasco ha visto crollare la brillante carriera di rabbino che si era costruita con gli studi, poi, come leggiamo nella pagina odierna degli Atti (9,26-31), è stato costretto a fuggire dalla città di Gerusalemme e a vivere una vita da “perseguitato politico”. Ma in questo modo il Vangelo di Gesù è stato annunciato ai pagani!

Il segreto per portare frutto lo

ricorda Gesù: «Rimanete in me e io in voi… Il tralcio non può portare frutto se non rimane nella vite… Senza di me non potete far nulla… Se rimanete in me e le mie parole rimangono in voi…». Alla base c’è il legame con Gesù: legame non fisico, ma d’amore non meno forte. Le letture ci ricordano due espressioni concrete di questo legame: le sue parole in noi, ossia il fatto che sia lui a ispirare la nostra vita e i fatti concreti di bene, richiamati da Giovanni: «Non amiamo a parole né con la lingua, ma con i fatti e nella verità».

Lidia e Battista Galvagno