I giovani al tempo del relativismo: colloquio con il professor Garelli

INTERVISTA Aveva prodotto sensazioni forti e reazioni emotive tra i lettori l’inchiesta pubblicata sul numero del 3 aprile da Gazzetta: un lavoro di ricerca che esplorava il sentimento della fede tra i giovani. Per aggiungere un’interpretazione scientifica ai dati emersi abbiamo incontrato Franco Garelli, nato a Bra nel 1945 e professore ordinario di sociologia della religione all’Università di Torino.
Una delle considerazioni emerse riguarda l’inaspettata diffusione del “sentimento di fede” tra le nuove generazioni e il loro parallelo commiato dalle istituzioni religiose. Cosa ne pensa?
«Sicuramente si assiste allo sviluppo di un vento antistituzionale nelle nuove generazioni, un vero allontanamento dalle strutture religiose tradizionali. Ma questo distacco non implica automaticamente l’elaborazione di un sentimento religioso privato e coltivato nella sfera intima. Sebbene molti giovani dichiarino di possedere una propria spiritualità, se andiamo a esplorare nel profondo vediamo che si tratta di un sentimento esile. La maggioranza rivendica un atteggiamento di ricerca interiore, ma dalla sostanza non solida. Quando viene chiesta la fonte delle loro riflessioni le risposte sono incerte, povere nel ragionamento, come se questo sentimento interno non fosse maturato su compatte basi di ricerca, dimostrandosi invece vago e approssimativo. Una sensazione di spiritualità più auspicata che vissuta, priva di figure di riferimento e grandi maestri».
Significa che i giovani sono “svuotati di contenuto” nelle loro riflessioni di tipo religioso-spirituale?
«Direi piuttosto che il sistema di valori e credenze appare sempre più orientato a una dimensione orizzontale, collocata nel presente, concentrata a star bene con sé stessi e con l’altro. L’orientamento di senso vede il sé al centro. L’individualismo assume connotati di tipo negativo e positivo. Da una parte si tratta di un atto soggettivo dell’esperienza umana, in cui la storia e la memoria perdono significato, così come il matrimonio, il passato. Ma questo orientamento porta ad aperture maggiori, propensione a essere trasparenti, accettazione dei vissuti individuali, tolleranza delle differenze, capacità di operare scelte distintive e più flessibili rispetto a un tempo. Questi alcuni degli elementi positivi. D’altro canto, la tolleranza verso chi la pensa diversamente può estremizzarsi in una sorta di impermeabilità, distanza, eccesso di relativismo».
L’esperienza soggettiva è però determinata dal mondo politico, sociale, economico. Non è vero?
«Certo. Ed è proprio da qui che nasce la destrutturazione di quelle che un tempo erano le “grandi verità”. Anche le difficoltà economiche e occupazionali ovviamente contribuiscono a determinare quel senso di precarietà interiore diffuso nelle generazioni più giovani».
Valerio Giuliano