L’assessore all’immigrazione Cerutti: servono opportunità per i 14mila rifugiati

INTERVISTA Con il 19,5 per cento del totale, pari a 126mila 550 persone in fuga dalla loro terra, l’Italia è il secondo Paese d’Europa per numero di richieste d’asilo nel 2017, con un aumento del 4 per cento. Al primo posto c’è la Germania, con il 31 per cento delle richieste totali.
Sono gli ultimi dati diffusi dall’Eurostat, che attesta come, a livello di Unione europea, il numero di domande d’asilo sia diminuito in modo notevole: se nel 2016 avevano superato il milione, nel 2017 sono state 650mila.
Sul fronte dell’accoglienza, com’è la situazione del Piemonte? Ne abbiamo parlato con l’assessore regionale all’immigrazione Monica Cerutti, che mercoledì 20 marzo ha visitato la mostra fotografica “Exodos: rotte migratorie, storie di persone, arrivi, inclusione”, promossa dalla Regione e allestita nella sede di Banca d’Alba, nell’ambito del calendario di Marzo donna.
Assessore Cerutti, quanti sono i richiedenti asilo presenti in Piemonte?
«Sono poco meno di 14mila. Rispetto a qualche mese fa, quando si era registrato un aumento, la cifra si è stabilizzata: il 2018 non è caratterizzato da una situazione di particolare sofferenza nel sistema di gestione».
A proposito di accoglienza, quali sono gli aspetti su cui lavorare in Piemonte?
«Proprio la stabilizzazione del numero di richiedenti asilo ci permette di lavorare sulla qualità del sistema. Negli ultimi mesi, insieme alle Prefetture, stiamo cercando di favorire la cosiddetta accoglienza diffusa: anziché ospitare molte persone in un’unica area, sosteniamo la nascita di piccole realtà diffuse. In alcune zone del Piemonte questo tipo d’approccio è già stato attuato e funziona nel migliore dei modi, in altre è ancora un percorso da intraprendere. Mi riferisco, in particolare, al passaggio dai molti Cas, i centri di accoglienza straordinari, agli Sprar (Sistema di protezione per richiedenti asilo e rifugiati), non ancora diffusi in Piemonte. Questi ultimi sono gestiti in modo diretto dai Comuni».
La Regione ha in serbo altri progetti per il 2018?
«Oltre a migliorare il sistema, abbiamo i riflettori puntati sulle due principali criticità legate all’immigrazione: la tratta e la schiavitù, che riguarda in particolare donne nigeriane (Gazzetta ne ha parlato la scorsa settimana, ndr), e la questione dei minori non accompagnati. Grazie a fondi europei, poi, avvieremo nei prossimi mesi una sperimentazione di nuovi progetti d’inserimento lavorativo, rivolti a 600 richiedenti asilo. Al di là dell’accoglienza, serve scendere in campo con opportunità concrete d’integrazione».
Francesca Pinaffo