L’omaggio ai Carabinieri Giorgio e Alessandro, morti per garantire la sicurezza dei cittadini

Il 23 marzo scorso, a seguito di un incidente automobilistico sulla statale 231, nella borgata San Martino presso Pollenzo, hanno perso la vita due Carabinieri appartenenti alla Stazione di Sommariva Bosco, che stavano trasferendo un arrestato al Tribunale di Asti: l’appuntato 43enne Alessandro Borlengo di Canale e Giorgio Privitera, 29 anni, di origini catanesi, deceduto due giorni dopo in ospedale e del quale la famiglia ha autorizzato l’espianto degli organi. Volentieri accogliamo la testimonianza della famiglia Borlengo che è insieme un ricordo di Alessandro, ma anche un doveroso riconoscimento verso tutti quei fedeli servitori dello Stato che vigilano sulla nostra sicurezza, in una missione che include anche il sacrificio della loro vita. (g.t.)

Nessuno di noi avrebbe mai immaginato di non avere più occasione di chiederti cosa vuol dire essere un carabiniere. Nessuno di noi ti ha mai fatto questa domanda. Nessuno di noi sapeva veramente l’onere e l’onore di indossare quella divisa.

Per noi eri un marito, un papà, un figlio, un fratello, uno zio, un cugino e un cognato. Per noi eri tutto, eri tanto. La tua assenza ci attanaglia. Il vuoto che hai lasciato non si colmerà mai, ma la grande famiglia di cui facevi parte – l’Arma dei Carabinieri – ci aiuta a rimarginare le ferite, a mettere insieme i pezzi del nostro cuore, ad affrontare il nostro dolore prima del loro, non lasciandoci mai soli.

Abbiamo scoperto il significato profondo di quella divisa di cui andavi fiero e orgoglioso: si chiama Famiglia. Sì, i tuoi colleghi non erano solo compagni di lavoro, ma erano per te dentro e fuori dalla caserma, e ora che non ci sei più sentiamo profondamente il calore della loro presenza vicino a noi. Tutto ciò che non ci hai mai raccontato di questa grande Famiglia lo stiamo scoprendo sulla nostra pelle. Non si è solo fratelli di sangue, fratello è colui che ti porge la mano quando cadi per rialzarti, che ti dona una spalla su cui piangere, che sa ascoltare in silenzio senza chiedere nulla, che ti sta accanto per amore. Oggi non sei più con noi, Alessandro, ma i tuoi fratelli riempiono i nostri momenti oscuri di te. Spesso ai nostri familiari non regaliamo un grazie per esserci – lo diamo per scontato – ma oggi è doveroso farlo nei confronti di tutti coloro che, come te, indossano una divisa da carabiniere. Persone normali che salutano la propria famiglia prima di iniziare un turno e si mettono a disposizione degli altri, a tutela dei civili e della legalità. Persone che oggi abbracciano la tua famiglia come fosse la loro e che con noi piangono la tua perdita.

Non sarà semplice per noi camminare per strada e incrociare un carabiniere in divisa senza avere un tuffo al cuore, ma la memoria dell’orgoglio e il rispetto che avevi nell’indossarla ci donerà un sorriso.

Un grazie di cuore a tutti coloro che hanno avuto il coraggio di scegliere di arruolarsi e di donare sé stessi e la propria vita per il bene comune, per la giustizia e per la legalità. Non è un lavoro come tanti, ma un dono e un modo di essere. Grazie a tutti e grazie Ale. Sarai sempre il nostro “gigante”.

Famiglia Borlengo