Storia d’un barolista che cerca il riscatto dalle Langhe agli Usa

ALBA Anni ’30. Un uomo di Langa, ambizioso e deluso dal luogo in cui è nato, parte alla volta dell’America. Approda nelle valli di Napa, dove inizia a produrre Barolo e a gettare le basi del suo riscatto sociale. Peccato che Oltreoceano sia ancora in vigore il proibizionismo, tra gangster senza scrupoli, grandi sogni e colpi di scena. È la trama di Casa del diavolo, il primo libro scritto dal braidese Andrea Galeasso e pubblicato a metà marzo da Araba Fenice. Trentasei anni, psicologo e psicoterapeuta in diverse strutture del territorio, da sempre appassionato alla scrittura, è già all’opera per scriverne il seguito (se interessati al libro, si può contattare l’autore all’indirizzo a.galeasso@libero.it).

Galeasso, che cosa spinge un langhetto degli anni ’30 a espatriare e a produrre Barolo in California?
«Luigi, il protagonista del libro, vive a La Morra. È riuscito a costruirsi una casa, dove apre una trattoria. Il paese inizia a remargli contro, tanto da spingerlo a chiudere la sua attività. È in quel momento che incontra Catone, un gangster alla ricerca di vino pregiato da esportare in America, nonostante siano gli anni del proibizionismo. Entra in affari con lui, fino a decidere di trasferirsi Oltreoceano, con la famiglia al seguito. A spingerlo, anche il suo essere antifascista. Nella città di Santa Helena, nelle valli di Napa, terra da sempre vocata alla viticoltura, inizia a produrre Barolo e altre qualità di vino autoctone. Sarà la sua fortuna, ma dovrà fare i conti con molte vicissitudini e persino con un omicidio. In tutto questo, la sua casa scomparirà mai dalla storia, avvolta nel mistero».

Nel numero di Gazzetta d’Alba in edicola dal 10 aprile l’intervista completa all’autore.

f.p.