Abitare il piemontese: scopriamo l’origine del termine “Përgna”

Përgna: gravida, incinta

È spontaneo tradurre in italiano alcune forme sintattiche piemontesi. La corretta
affermazione piemontese I-i na i-è mach pì un, sarebbe scorretta in italiano se si traducesse
con “ce n’è solo più uno”, ma bisognerebbe dire: “n’è avanzato soltanto uno”. Così come
quando una donna partorisce, in piemonte diciamo a ȓ’ha catà, ma in italiano risulta un po’
forzato dire che una donna ha comprato un bambino per dire che l’ha messo alla luce.
Siamo d’accordo, sì?

E bene, ecco che arriviamo alla parola di questa settimana che racconta lo stato di
massima elevazione dell’essere femminile, ossìa quando porta dentro sé un altro essere
vivente. Un mammifero, persona o animale che sia, dicesi përgna nel periodo di gestazione.
In tempi più recenti, per distinguere la donna dall’animale e attribuire un valore più
dignitoso e aggraziato alla gravidanza, si dice che “a speta na masnà”.

Ora giacché il mese di Maggio è dedicato alla Madonna, vorrei raccontarvi questo
fatto accaduto quando ero piccolo. Successe che chiesi a mio padre come nascessero i
bambini. Dopo qualche istante di riflessione mi rispose che per far nascere i bambini, la
coppia di genitori sarebbe dovuta andare davanti alla statua della Madonna e pregare
intensamente dopo aver chiesto espressamente “Vorrei un bimbo o una bimba”.

Di lì a qualche settimana, sarei dovuto andare a Lourdes con i miei nonni e proprio
là, davanti alla grotta dell’Immacolata Concezione, vidi mio nonno e mia nonna pregare.
Cercai di leggere il labiale di mia nonna tra una “Ave Maria” e l’altra, finché ad un certo
punto mi parve che pronunciasse proprio “Vorrei un bimbo o una bimba”. Non dissi niente.
Appena tornai a casa e rividi i miei genitori, esclamai con gioia: “Nonna è incinta!”. Loro,
imbarazzati, si guardarono e mi chiesero: “Paolo, non è possibile. Chi te l’ha detto? Come
fai a saperlo?”. Quando gli spiegai la faccenda della richiesta davanti alla Madonna, essi
tirarono un sospiro di sollievo.

Maȓìjte tordai, che st’ann i sai doi e st’ann ch’i-i ven… i sai trai!

 

Paolo Tibaldi