Su questo sito utilizziamo cookie tecnici.

La casa di Romano Levi sarà trasformata in museo

NEIVE «Grazie che ci siamo incontrati». Con questa frase, una ristretta cerchia di amici ha ricordato, nel decimo anniversario della scomparsa, Romano Levi, il “grappaiolo angelico”, conosciuto in tutto il mondo per le sue grappe, distillate con l’alambicco a fuoco diretto, rese uniche dalle etichette disegnate a mano.  Nell’aula magna della scuola di Arte bianca, si sono ritrovati coloro che avevano conosciuto Romano e la sorella Lidia e chi, dopo la loro scomparsa, si è adoperato affinché il lavoro e la memoria dei Levi non andassero perduti.

L’anniversario è stato l’occasione per Roberto Cerrato, direttore del Centro studi sul paesaggio culturale delle Langhe, di consegnare, agli attuali proprietari della distilleria, Luigi Schiappapietra e Lucio Scaratti, la targa “I luoghi della memoria e tradizione delle vigne”. Il riconoscimento, patrocinato dall’Associazione per i paesaggi vitivinicoli di Langhe-Roero, vuole ribadire che la cultura e la storia del territorio continuano a vivere nel ricordo di quelle figure che hanno contribuito a scriverne la storia.

Oggi ci siamo ritrovati, per ricordare l’uomo, prima che il grappaiolo e l’artista. Personalmente non ho mai incontrato Levi, ma ho avuto l’occasione di conoscerlo attraverso quello che ho letto e i racconti di chi lo ha conosciuto. Un uomo che ha avuto in grande rispetto il mondo femminile, la natura e gli animali», ha detto Scaratti. Il giornalista Beppe Orsini ha ricordato alcune delle sue famose esternazioni. Alla domanda se si sentisse più un artista o un poeta, Levi rispondeva: «Io sono solo un grappaiolo», e affermava che la sua migliore collezione erano le strette di mano. «È nostra intenzione ristrutturare la casa di Romano e Lidia, per renderla visitabile e trasformarla in un vero e proprio museo», ha concluso  Schiappapietra.

Silvana Fenocchio