Risiedeva ad Alba il capo della cellula della Ndrangheta sgominata oggi

CRONACA Sono state 26 le persone arrestate oggi, nell’ambito dell’operazione contro la Ndrangheta denominata Barbarossa. Il capo della locale ndranghetista, secondo gli inquirenti, sarebbe Rocco Zangrà, residente a Piana Biglini, frazione di Alba. Vecchia conoscenza delle Forze dell’ordine, Zangrà era stato coinvolto anche in precedenti indagini e processi.

Proprio il primo maggio era scaduta la misura di sorveglianza speciale che gli era stata comminata per reati di stampo mafioso.  E nelle prime ore di questa mattina i militari sono andati ad arrestarlo, notificandogli l’ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa, insieme ad altre 25, in seguito alle indagini, durate tre anni e coordinate da Paolo Cappelli e Stefano Castellani, della Direzione distrettuale antimafia presso la Procura di Torino.

Le indagini sono iniziate a maggio 2015

L’attività degli inquirenti si è concentrata dopo che, nel maggio del 2015, alcuni fatti criminosi sono stati messi in relazione con l’omicidio di Luigi Di Gianni, gestore di un night club di Isola d’Asti ucciso il 12 gennaio 2013.

Secondo gli inquirenti, la cellula ndranghetista sgominata oggi si era infiltrata in società economiche astigiane operanti nel settore edile, agricolo-commerciale e sportivo. Sono state accertate infiltrazioni anche all’interno di insospettabili società sportive locali come la Pro Asti Sandamianese, l’Asti calcio, la Us Costigliole calcio  e la Motta piccola California.

Tra i reati contestati figurano un omicidio, due tentati omicidi, una rapina, 11 episodi di estorsione, sei furti di veicoli e quattro furti in abitazioni, sei episodi di traffico di armi e dieci episodi di traffico di ingenti quantitativi di stupefacenti.

Da Alba Zangrà avrebbe coordinato le azioni della rete malavitosa, che coinvolgeva in particolare tre famiglie, gli Emma, i Catarisano e gli Stambè,  oltre a diversi altri soggetti, tra cui spicca Santo Giuliano Caruso (meglio conosciuto come “Sandro”), che più volte era comparso in televisione per difendere l’amico Michele Buoniconti, accusato dell’omicidio della moglie Elena Ceste.

Secondo la ricostruzione degli inquirenti le azioni malavitose della cellula ndranghetista erano giunte a interessare Asti, Costigliole, Agliano terme, Castelnuovo don Bosco, Canelli, Isola d’Asti, Mombercelli, Calosso, Sommariva Bosco, Cherasco, Cavallermaggiore e Neive.

Forti legami con esponenti della malavita calabrese

Le indagini, che hanno coinvolto anche le province calabresi di Catanzaro e Vibo valentia (interessando i Comuni di Lamezia terme e Vibo valentia), hanno svelato gli stretti rapporti di reciproca assistenza esistenti tra gli ‘ndranghetisti calabresi e gli esponenti dell’associazione di tipo mafioso in Piemonte.

Oltre ai 26 arrestati, uno dei quali a Finale Ligure e uno nel Bresciano, sono state indagate complessivamente 58 persone tra cui commercianti, imprenditori, artigiani e liberi professionisti. Tra i materiali sequestrati figurano 21 fucili di grosso calibro, 16 pistole di calibri diversi, revolver, oltre 350 proiettili , 10 chilogrammi di marijuana, 100 grammi di hashish e altrettanti di cocaina.

v.p.