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Alla scoperta di una professione molto antica: quella dello “Spëssiaȓi”

ABITARE IL PIEMONTESE

Spëssiaȓi: Persona che svolge il mestiere di droghiere, speziale o farmacista

Avere a che fare con le parole è il prolungamento di uno stato d’animo che ha necessità di essere esternato; è ciò che distingue l’essere umano dal resto del mondo “animale”. Quando poi queste parole fanno parte di un modo di vivere che non si limita alla parola stessa ma va a toccare le nostre corde più ancestrali, ecco che prende vita ciò che mi piace chiamare “abitare il piemontese”.

Succede ancora oggi che molte attività a conduzione familiare resistano grazie al passaggio di testimone tra generazioni. Avviene anche per un mestiere così delicato e sensoriale come quello dello speziale che, sì, possiamo anche tradurlo come farmacista ma sappiamo bene che non è il medesimo farmacista di questi tempi.

Come le ricette: chissà che non si chiamino così per via dei preparati e delle pozioni a base di erbe e spezie che somministravano gli speziali di un tempo, nei loro negozi legnosi, profumati, con quella scenografica sfilza di barattoli contenenti le più naturali materie prime o i loro estratti. Ora, quasi tutte le farmacie hanno altri significati e obiettivi e il mestiere di speziale vero e proprio va sempre più diradandosi.

Molti sono gli esilaranti aneddoti legati alle relazioni umane con le persone che svolgevano questa attività. In particolare vi era uno scherzo giocato da alcuni buontemponi a ingenui e ignari ragazzini, cui si prometteva un piccolo compenso in cambio del servizio, per misurare il grado di furbizia: mandare qualcuno dallo spëssiaȓi del paese a domandargli un etto di moropist, (muso pesto – un prodotto inesistente). Possiamo immaginare le diverse reazioni del farmacista, forse abituato a questa originale richiesta.

E quando erano gli stessi buontemponi ad entrare nel negozio e chiedere del murupistu? Prima ancora di attendere la risposta del droghiere, un altro di loro era pronto ad aggiungere: s’o ȓ’ha nen pist, o mȓo pista! (se non ce l’ha pesto, me lo pesta!)

Paolo Tibaldi