Gai: «Noi italiani lavoriamo bene, ma il carico burocratico è pauroso»

La famiglia Gai, con mogli e figli (nella foto sullo sfondo: Giacomo, che ha avviato l’azienda nel 1946, insieme alla consorte Elsa); nell'articolo: alcuni scatti all’interno dell’azienda ceresolese.

Sappiamo fare bene, ma l’Italia non fa il salto. Mancano buoni imprenditori? Manca la politica, Gai?

«A mio avviso abbiamo un carico burocratico da paura, che annulla molte delle nostre potenzialità. Le faccio un esempio. Abbiamo avuto di recente una visita fiscale, che ha messo in discussione un’operazione per noi legittima. Per difendere un nostro diritto dovremo spendere – noi e lo Stato – tempo e denaro. C’è uno spirito negativo inammissibile, che determina costi inutili. Non è vero che gli italiani lavorano meno e male, la verità è che sono peggio amministrati».

 

State facendo i ritocchi all’ultimo ampliamento, che presenterete il 16. Di che cosa si tratta, ingegnere?

«Del magazzino automatico delle materie prime sotto il cappello dell’industria 4.0. L’investimento maggiore è però stato portato avanti negli anni 2014-2015: 40 milioni di euro per circa 20mila dei 47mila metri coperti».