Il Consiglio superiore di sanità ferma la vendita della cannabis light

Con una coltivazione sempre più diffusa, tanto che per il 2018 Coldiretti parla di oltre 4mila ettari di terreno, e centinaia di negozi in tutta Italia, arriva dal Consiglio superiore di sanità (Css) un pesante stop alla vendita della cannabis light, a cui Gazzetta  ha dedicato un ampio servizio.

SI DICE CANAPA SI PENSA MARIJUANA

Si tratta della canapa industriale, appartenente alla specie Canapa sativa, del tutto legale dal momento che contiene una percentuale bassissima di Thc,  il principio attivo che provoca effetti stupefacenti. Dopo decenni di silenzio, la cannabis light è tornata alla ribalta in Italia dopo la legge 242 del 2016, pensata per incentivarne la coltivazione.

Tra un vuoto normativo e l’altro, l’azienda bolognese Easyjoint e poi altre realtà hanno iniziato a commercializzare un prodotto ricavato dalle infiorescenze della canapa, che si presta a essere fumato sotto forma di sigaretta. In realtà, la legge non lo vieta ma neppure lo prevede: è per questo che per venderlo si usano diciture come “materiale per uso tecnico”.

In questo quadro d’incertezza, si colloca il parere del Css, interpellato dal precedente Ministero della sanità su due quesiti: se i prodotti in questione siano da considerarsi pericolosi per la salute e se possano essere venduti. Riguardo al primo, l’organo ha risposto che “la pericolosità dei prodotti contenenti o costituiti da infiorescenze di canapa, in cui viene indicata in etichetta la presenza di cannabis light, non può essere esclusa”. Soprattutto perché si tratta di un consumo al di fuori di ogni possibilità di monitoraggio e perché non ne sono stati valutati i rischi in relazione a specifiche condizioni, come l’età, la presenza di patologie, lo stato di gravidanza o di allattamento, l’interazione con farmaci e gli effetti sullo stato di attenzione.

A proposito della commercializzazione, poi, il Css ha specificato che “la vendita dei prodotti in questione, in forza del parere espresso sulla loro pericolosità, qualunque ne sia il contenuto di Thc, pone certamente motivo di preoccupazione”. Ad aggiungere un ulteriore tassello alla vicenda, sarà il parere dell’Avvocatura di Stato, richiesto dal ministro della sanità Giulia Grillo.

Francesca Pinaffo