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Acque agitate all’Acquedotto delle Langhe

CICLO IDRICO Un anno fa era la siccità a impegnare vertici e tecnici dell’Acquedotto delle Langhe (Alac). Adesso, la società consortile si trova con il presidente Pier Giorgio Giacchino in bilico per l’incompatibilità della sua carica con il ruolo di consigliere dell’Unione montana alta Langa, incarico che Giacchino ricopre su delega del sindaco di Camerana dal 2014. Il 9 maggio l’Anac (Autorità nazionale anticorruzione) ha notificato al presidente l’avvio di una verifica sulla compatibilità dei ruoli. Lo stesso giorno Giacchino ha restituito la delega di consigliere dell’Unione montana e il 29 maggio ha trasmesso una memoria all’Anac, che il 13 giugno ha deliberato che i ruoli di presidente dell’Acquedotto e consigliere dell’Unione non sono compatibili, disponendo al responsabile della prevenzione della corruzione e della trasparenza dell’ente la notifica del provvedimento a Giacchino e ai soci dell’Acquedotto, sanzionabili a loro volta per averlo nominato presidente. Fino alla scorsa settimana le sanzioni non erano ancora state notificate.

Pier Giorgio Giacchino è presidente dell’Acquedotto delle Langhe dal febbraio del 2016.

«Quando sono stato nominato presidente nel febbraio 2016 nessuno ha rilevato conflitti o incompatibilità, nemmeno la responsabile della prevenzione della corruzione e trasparenza, che a settembre 2017, a 20 mesi dalla prima nomina, si è rivolta ad Anac senza informare l’interessato, il Cda e i soci», spiega Giacchino. «Ignoro la ragione per cui la conoscenza della norma sia stata prima taciuta, poi applicata con ritardo tale da produrre effetto a distanza di due anni e mezzo dalla nomina e potenziali danni alla società. Sarà opportuno comprendere, al di là dell’osservanza della legge sempre e comunque, come un fatto di evidente inconsistenza sostanziale e assoluta buona fede sia stato trasformato in una tempesta perfetta e a chi possa creare giovamento tutto ciò», prosegue il presidente, aggiungendo che l’Unione montana non ha nessuna relazione con l’Acquedotto.

In una recente riunione del Cda, Giacchino ha anche parlato dei conti della società, che, come abbiamo scritto nei mesi scorsi, presentano un utile di 458mila euro. «L’utile rappresenta una novità, dato che la società viene da una serie ininterrotta di perdite di gestione dal 2004 al 2015, per una somma vicina ai 7 milioni di euro», ha affermato.

Le considerazioni di Giacchino sui conti non convincono l’ex sindaco di Serralunga Luis Cabasès, per otto anni consigliere dell’Acquedotto: «Sui disavanzi è opportuno sapere che la causa è stata l’impossibilità di poter aumentare le tariffe dell’acqua che Alac forniva ai gestori della provincia che, nel frattempo, aumentavano le tariffe nelle bollette dei cittadini. Oggi il risultato del bilancio è frutto di letture contabili legate all’ammortamento delle condotte che, con una visione differente dei dati, fanno sì che il conto chiuda in nero e non più in rosso».

Prosegue Cabasès: «Alac è l’unica società interamente pubblica che ha dimostrato in tutta la sua storia un’efficienza esemplare, sia dal punto di vista finanziario, che della funzionalità. Il presidente Giacchino non ha fatto l’Acquedotto. Se oggi è un esempio di azienda efficiente è grazie ai padri fondatori, primo fra tutti Giacomo Oddero, che, insieme a una classe politica lungimirante, aveva capito che un’opera del genere sarebbe stata fondamentale per lo sviluppo della Langa».

Per quanto riguarda i progetti, dopo la siccità dello scorso anno, l’Acquedotto pensa a un nuovo serbatoio di accumulo da 4mila metri cubi da costruire sulla dorsale di Langa e alla realizzazione di una nuova condotta adduttrice tra Carrù e Novello-Monforte per alimentare il serbatoio di La Morra. «Con tale doppia condotta verrà assicurato il servizio anche in caso di rotture e manutenzioni. L’investimento necessario è di 10 milioni di euro, già disponibili, per garantire la fornitura dell’acqua non solo ai figli, ma anche ai nipoti», conclude Giacchino.

Corrado Olocco