Consumo del suolo: addio a cento ettari ogni giorno

AMBIENTE L’occupazione di suolo è indicatore della prevaricazione umana sulla natura. Nel caso della nostra regione, fa notare Ires Piemonte nella sua relazione annuale, dopo Torino è Cuneo a mostrare la maggior percentuale di consumo di suolo (21 per cento del totale). La Granda si dimostra la peggiore in rapporto alla popolazione, con 642 metri quadri di suolo consumato per abitante e 37.800 metri quadri di consumo complessivo.

L’ambiente reclama ossigeno e grida alla necessità di battaglie ecologiche. A fine giugno il senatore del Partito democratico Mino Taricco, con altri colleghi, ha presentato un disegno di legge per contenere il consumo di suolo.

Qual è l’obiettivo dell’iniziativa, Taricco?

«Ogni giorno in Italia si cementificano 100 ettari di superficie libera; dal 1956 al 2010, il territorio nazionale edificato è aumentato del 166 per cento. La proposta di legge richiede la riduzione progressiva del consumo di suolo pari ad almeno il 15 per cento ogni tre anni rispetto a quello rilevato nei precedenti tre. Sono anche elencate misure di incentivazione e recupero del patrimonio verde ed edilizio».

Cosa si prevede per i terreni coltivati?

«Nelle superfici agricole che hanno ricevuto i finanziamenti europei legati alla politica agricola vige il divieto di mutamento di destinazione per cinque anni».

Cosa ci dice riguardo alla provincia di Cuneo? Il consumo di suolo la preoccupa?

«Se da una parte la provincia mostra una percentuale di consumo di suolo più contenuta rispetto ad altre realtà territoriali regionali e del Paese (anche grazie all’importante porzione di territorio montano), dall’altra preoccupa il dato incrementale di questi ultimi anni, sia in termini assoluti (oltre 100 ettari consumati ogni dodici mesi), sia in termini relativi pro capite (3,4 metri quadri per abitante all’anno, con Comuni dove si superano abbondantemente i 4 metri quadri). Preoccupa il fatto che le nuove superfici compromesse o consumate si concentrino su suoli di pregio. Non solo, ma i costi ecosistemici di tale situazione sono stati stimati in alcuni milioni di euro l’anno per la nostra provincia e, soprattutto, rischiano di tradursi in un drastico abbassamento in qualità della vita per le future generazioni».

v.g.