Il pane è il grande dono di Dio che va condiviso

UN PENSIERO PER DOMENICA – 29 LUGLIO – XVII TEMPO ORDINARIO

Come riuscire a procurarsi il cibo è sempre stato il primo problema dell’uomo: l’incubo della fame attraversa la storia. Solo da pochi decenni produciamo più cibo di quanto sia mai accaduto nella storia dell’umanità, più cibo di quanto ci serve! Purtroppo un terzo di questo cibo va sprecato. Il restante non riusciamo a distribuirlo equamente: sul pianeta ci sono 800 milioni di affamati e un miliardo di persone sovrappeso! È su questo sfondo che vanno collocate le letture della XVII domenica, con al centro la moltiplicazione dei pani, tratta dal Vangelo di Giovanni (6,1-15).

La logica del dono è il filo che lega le letture della Messa. In ognuno dei brani c’è uno scambio di doni. Nella prima lettura (2Re 4,42-44) leggiamo che un uomo porta in regalo a Eliseo una bella provvista di cibo: venti pani! A quell’epoca non esisteva il “pane di giornata”: si mangiava anche il pane di ieri e di ieri l’altro. Il profeta condivide questo cibo con cento persone. Nell’episodio evangelico, un ignoto ragazzino dona a Gesù i suoi cinque pani e due pesci – un’abbondante “merenda”! – e Gesù li distribuisce alla folla di cinquemila persone. Il primo, essenziale richiamo è al fatto che il pane che mangiamo è sì «frutto della terra e del lavoro dell’uomo» ma, in ultima istanza, dono di Dio: tutto quello che diciamo “nostro” l’abbiamo ricevuto da lui.

Moltiplicazione dei pani e dei pesci (miniatura del XIV secolo. Biblioteca comunale di Siena).

La condivisione genera moltiplicazione. Non è una legge matematica, forse nemmeno economica. Ma nel mondo umano e spirituale funziona. L’abbiamo sperimentato tutti: quando si programma un picnic, in cui ognuno dei partecipanti porta cibo da condividere, ne avanza sempre. Non buttare, non sprecare, ma raccogliere e ridistribuire le vivande avanzate è un altro messaggio estremamente urgente delle letture bibliche. Non a caso, come rifletteremo nelle prossime domeniche, Gesù usa le immagini del cibo donato, moltiplicato, conservato con cura per spiegare l’Eucaristia.

I limiti della cultura materialistica sono evidenti, se confrontati con la filosofia di vita che emerge dai passi della Scrittura su cui stiamo riflettendo. Il materialismo non ci basta – possono coesistere abbondanza e fame! – perché il cibo materiale rimanda sempre a qualcosa che va oltre, a qualcosa di umano, cioè di spirituale. Ce lo ricorda Paolo, nella lettera agli Efesini (4,1-6), con una successione di termini che tracciano la visione cristiana del mondo: un solo corpo, un solo spirito, una sola speranza, una sola fede, un solo Dio, padre di tutti. Questo è il nostro mondo: qui siamo chiamati a vivere da fratelli.

Lidia e Battista Galvagno