In Gesù tanti atti concreti dell’amore di Dio

UN PENSIERO PER DOMENICA – 1° LUGLIO – XIII TEMPO ORDINARIO

Al centro delle Sacre Scritture c’è Gesù. Ma partendo da lui possiamo capire qualcosa di più su Dio e sull’uomo. Anche le letture della XIII domenica del tempo ordinario ci invitano a lanciare questo triplice sguardo.

Dio ama la vita e gli uomini. È lapidaria l’affermazione dell’autore del libro della Sapienza (1,13-14): «Dio non ha creato la morte e non gode per la rovina dei viventi. Egli infatti ha creato tutte le cose perché esistano». La fede in un Dio così è liberante, fonte di gioia e di speranza. Ma l’autore sacro ci ricorda che c’è anche chi appartiene alla morte, chi vive nella paura e cerca ogni occasione per alimentarla. Gesù è stato il testimone vivente del Dio amante della vita: non si è limitato a proclamare questa verità, ma ha reso visibile questo amore in tanti atti concreti.

Gesù guarisce l’emorroissa, pittura murale del IV secolo (Roma, chiesa Santi Pietro e Marcellino).

I miracoli di Gesù: segni concreti di amore. Gesù ha proclamato il suo amore per la vita in tanti modi. Particolarmente espressivi sono stati alcuni miracoli, come quelli raccontati con strana dovizia di particolari nel brano evangelico odierno (Mc 5,21-43), quasi la cronaca di un testimone oculare, probabilmente Pietro. Emerge chiaramente che i miracoli di Gesù non sono tanto segni della sua potenza, né prove della sua divinità, ma atti concreti di amore. L’amore è sempre un atto individuale e concreto. Questo vale anche per Gesù: venuto nel mondo per amare tutti gli uomini, ha mostrato questo suo intento con atti di compassione e di amore molto concreti, verso alcune persone in difficoltà, trattate sempre con affetto, comprensione e con parole e gesti pieni di tenerezza.

Una fede multiforme. L’incontro tra l’uomo e Dio avviene nella fede. Nelle letture di questa domenica troviamo tre esempi, molto diversi, di fede. C’è la fede del capo della sinagoga, Giairo: è la sfida dell’impossibile, di un padre disperato che non vuole arrendersi alla morte che incombe sulla figlia. C’è la fede “debole”, intrisa di superstizione, della donna che si fa largo tra la folla, per toccare furtivamente la veste di Gesù, sfidando il divieto determinato dall’impurità rituale e sociale che colpiva chi era affetto da perdite di sangue. Gesù non fa differenza tra i due tipi di fede e compie i miracoli chiesti. C’è infine una terza forma di fede, fatta di gesti e non di parole, sottintesa dalle indicazioni di Paolo ai Corinzi (2Cor 8,7-15): è la fede che sta alla base dei “miracoli” della solidarietà. Miracoli di ieri e di oggi.

Lidia e Battista Galvagno