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Ȓa stòria a ȓ’è bela, fa piasì conteȓa, veuti che tȓa conta?

Stòira/Stòria: Fiaba, favola, narrazione ma anche bugia, frottola, baggianata, alibi

Ȓa stòria a ȓ’è bela, fa piasì conteȓa, veuti che tȓa conta? – Che la risposta sia sì oppure no, è indifferente, la domanda verrà riformulata all’infinito, ammesso che al malcapitato non scappi la pazienza. Tutti conosciamo questo tormentone tipico del Piemonte; non dobbiamo però stupirci se fa il paio con questa analoga cantilena toscana: la novella dello stento che dura tanto tempo, te l’ho a dire o te la dirò?

 E se quando qualcuno ci chiede un favore un po’ troppo impegnativo gli rispondiamo che për niente ëȓ can o bogia nen ȓa coa (il cane non scodinzola se non ha nulla in cambio), a Napoli per esprimere lo stesso concetto esclamano se l’acqua scarseggia, ‘a paparell nun galleggia! E via di questo passo, analogie interregionali se ne possono trovare a volontà. In fondo le tradizioni popolari si somiglino tra loro a cominciare dalla necessità di raccontare e tramandare storie, appunto.

Proprio di questa parola, semplice e piena, sono affezionato. Sì, perché da queste parti, il suo significato dipende dal contesto in cui la si utilizza. Nell’esempio della cantilena iniziale, stòria è intesa come narrazione; insomma, una favola contadina, raccontata da qualche vegliardo, che magari lascia senza fiato tanto è sensazionale. Quando invece si sente ammonire severamente cont-me gnun-e stòrie, neh?, possiamo tranquillamente intuire che in questo caso la stòria è più tendente alla comunissima frottola. E quando si ha a che fare con uno scansafatiche che ha sempre una scusa buona per non lavorare, né adoperarsi diciamo s-lì o r’ha mach de stòrie, dove per stòrie si intendono alibi, scuse o grilli per la testa. E poi c’è la materia scolastica, quella con la S maiuscola.

In definitiva, tutte le accezioni traggono ispirazione dal latino medievale HISTORIARE, raccontare storie, almanaccare, fantasticare. Ed è proprio la narrazione di favole popolari uno dei metodi più antichi e pedagogici per far sì che un bambino cresca con un ritmo umano, libero di crearsi lui stesso le immagini suggerite dal racconto.

Paolo Tibaldi