Albèisa: servono più alberi accanto ai vigneti

PROGETTO La novità era nell’aria, ma ora è ufficiale. L’Unione produttori vini albesi, associazione più nota come Albeisa, ha deciso di dare un’impronta naturalistica alla propria attività, avviando una collaborazione con il progetto Save the truffle, curato da Edmondo Bonelli e Carlo Marenda. In tale ambito, l’Albeisa sta proponendo alle aziende associate (più di 300) una bella iniziativa legata al territorio e intitolata “Alberi tra i filari, simbiosi tra vigneto e tartufo” per ribadire il forte collegamento che sempre c’è stato tra il mondo agricolo e l’universo del tartufo.

Questa iniziativa è il frutto di una serie di riflessioni condotte nel consiglio dell’Albeisa che hanno messo in evidenza come, negli ultimi decenni, il territorio delle Langhe e del Roero sia andato incontro a cambiamenti piuttosto radicali sia dal punto di vista colturale che naturalistico. Da un lato, infatti, si è assistito alla crescita esponenziale, sia in numero che in qualità, di attività agricole che hanno dato luogo a produzioni di eccellenza. Dall’altro, l’ambiente naturale è stato spesso sottoposto a fenomeni critici, come l’erosione degli spazi a bosco e l’eliminazione pressoché totale degli alberi isolati tra i coltivi e delle tipiche alberate di confine. Consapevoli di tutto ciò, i produttori dell’Albeisa hanno deciso di avviare questo progetto per ottenere almeno due obiettivi: da un lato, mettere a dimora degli alberi sui bordi dei coltivi per interrompere la monocoltura e riportare il paesaggio agrario alla ricchezza di qualche decennio fa; dall’altro, riqualificare le aree incolte, spesso preda di infestanti, con la messa a dimora di specie nobili, autoctone e tartufigene.

Numerosi sono i benefici che potranno scaturire da questa iniziativa, anche per la viticoltura. In particolare, l’eliminazione delle specie infestanti potrebbe togliere spazi vitali per l’insetto vettore della flavescenza dorata e ridurre le zone che danno rifugio agli ungulati. Senza sottovalutare anche l’opportunità di creare isole di biodiversità e aree di immagazzinamento della Co2. Ovviamente l’inserimento degli alberi sarà calibrato in modo da non essere di intralcio o in competizione per vigneti e noccioleti. A tale scopo, saranno di volta in volta scelte le specie arboree più idonee in base all’ubicazione del singolo impianto. Si darà la preferenza alle piante con vocazione tartufigena per il tartufo bianco come la roverella (quercia adatta a stazioni calde e asciutte), la farnia (quercia adatta a stazioni umide), il tiglio ibrido (ubiquitario), il pioppo bianco (ubiquitario) e il pioppo nero (adatto a stazioni umide). Quanto ai tempi, i primi effetti del progetto si potrebbero già vedere con l’inizio del 2019.

Giancarlo Montaldo