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Ecco le origini di un termine piemontese irriverente: “Morfel”

ABITARE IL PIEMONTESE

Morfel: Moccio, muco colante dalle membrane nasali, oppure ragazzo moccioso/monello

Certo, non è una delle parole più raffinate che si possono trovare aprendo un giornale, ma la rubrica non fa differenze. Anche questa è una dimostrazione di quanto il piemontese sia completo. Infatti oggi parliamo di morfel. Tengo a specificare che nella grafia la “o” si legge “u”; dunque la pronuncia è “murfel”. Maschile e singolare trova una sua valenza di significato anche al femminile, dove la morfela rappresenta la ragazza un po’ smorfiosa. Per qualcuno morfela significa volto: polid-te sa morfela! – Pulisciti il volto!

Ma tornando a morfel, può essere che questo termine arrivi da una malattia equina contagiosa, che prende il nome italiano di morva. In effetti, tutti sappiamo che il morfel si materializza negli esseri umani durante il periodo invernale in cui il virus del raffreddore prende il sopravvento e fa sì che, oltre alla voce alterata e alla difficoltà di pronunciare la “m” o “n”, sia necessario avere sempre a portata di mano qualche fazzoletto da naso per provvedere alle fuoriuscite di muco dalle narici. C’è anche chi affronta le impietose giornate di raffreddore con la perenne goccia al naso sempre in bilico tra l’equilibrio e la caduta.

Un aneddoto che mi raccontarono diversi anni fa era questo: una donna andò a trovare la vicina di casa; quest’ultima era indaffarata ad impastare farina e uova per fare i tajarin; l’ospite, osservandola in questa attività, notava che sulla punta del naso continuava a traballare una goccia di morfel, ma non si schiantava mai, né sul legno dell’asse, né sulla pasta lavorata. La cuoca, per non mandare a casa a mani vuote la sua amica, le propose di mangiare lì da lei: “Veuti mangé i tajaȓin bele sì con mì?”. La risposta fu aggraziatissima: “Adèss e voghìma… a second ëd con ch’a bat ra stissa” (Adesso vediamo, dipende da come cade la goccia) – un modo di dire che può significare casualità. E bene, ad un certo punto la goccia cadde sulla pasta. La vicina, quatta quatta, se ne tornò a casa propria prima di pranzo.

Paolo Tibaldi