Pomodoro e derivati: è scattato l’obbligo d’origine in etichetta

ALIMENTI È scattato il 26 agosto scorso l’obbligo di indicare in etichetta l’origine per pelati, polpa, concentrato e altri derivati del pomodoro.
«Scaduto il termine di 120 giorni previsto per l’entrata in vigore del decreto interministeriale, pubblicato in Gazzetta ufficiale il 26 febbraio», spiega Tommaso Lo Russo del Comitato difesa dei consumatori di Alba e Bosia, «è scattato l’obbligo di indicare l’origine della materia prima alla base di conserve, salse e sughi che siano composti almeno per il 50% da derivati del pomodoro. Le confezioni dovranno riportare il nome del Paese in cui il pomodoro viene coltivato e quello in cui viene trasformato».
Se le lavorazioni avvengono nel territorio di più Paesi possono essere utilizzate, a seconda della provenienza, le diciture: Paesi Ue, Paesi non Ue, Paesi Ue e non Ue. Se tutte le operazioni avvengono in Italia si può utilizzare la dicitura “Origine del pomodoro: Italia”.
«Le indicazioni sull’origine dovranno essere evidenti, riconoscibili, chiaramente leggibili e indelebili», spiega Lo Russo. «La normativa entra in vigore mentre  è in corso la raccolta del pomodoro in Italia (maggior produttore dell’Unione europea) che quest’anno dovrebbe assicurare un raccolto attorno a 4.750.000 tonnellate (si prevede un calo del 14%), con una buona qualità in termini di gradi Brix, ovvero di contenuto zuccherino.