Barolo: produttore accusato di contraffazione di denominazione di origine e falso

Joe Bastianich testimonial del Barolo 2012 2

RODELLO Un anno fa circa i carabinieri del Nucleo Anti Sofisticazione di Alessandria avevano effettuato all’azienda agricola Mario Giribaldi di Rodello un sequestro per alcune decine di ettolitri di vino pronto a diventare Barolo delle annate dal 2013 al 2016 e bottiglie di precedenti annate, con l’accusa di aver effettuato le operazioni di vinificazione delle uve al di fuori del territorio tassativamente stabilito dal disciplinare: il produttore Mario Giribaldi di Rodello, in base a quanto sostenuto dalla procura di Asti – nella persona del pubblico ministero Francesca Dentis -, avrebbe vinificato nella cantina di Rodello e non in quella di Barolo dove il vino è stato trovato. I reati contestati sono quindi quelli di contraffazione di denominazione di origine e falso.

“Il vino è stato sempre trovato a Barolo, sia dai Nas che in occasione di altri controlli come quello di Valore Italia: quanto sostenuto dall’accusa è legato a calcoli tecnici ad esempio sul consumo dell’acqua che non sarebbe sufficiente ma il vino invece è sempre rimasto qui.  Mi opporrò fino alla morte, perché sto subendo una gravissima ingiustizia per una questione di una tecnicità che va oltre l’equilibrio normale, nonostante il vino non sia mai stato trovato da nessuna altra parte”, commenta il barolista, che è assistito dal legale astigiano Aldo Mirate. La prima udienza si terrà lunedì 29 ottobre.

Come spiega il direttore del Consorzio di tutela del Barolo Barbaresco Alba Langhe e Dogliani Matteo Ascheri, l’ipotesi di costituirsi parte civile nel processo da parte del Consorzio stesso è stata valutata dal Consiglio un paio di mesi fa: “la quasi unanimità dei componenti si è espressa nella direzione di non farlo, in quanto la vicenda non è stata percepita come lesiva della reputazione dell’immagine dei produttori”. Nello stesso senso il Consorzio si era espresso anche nel precedente che riguardava il vitivinicoltore Orlando Pecchenino, predecessore di Ascheri, che dalla carica istituzionale del Consorzio si era poi dimesso.

Adriana Riccomagno

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