Donna di Langa, Maria Veglio tra storia e memoria

ALBA «Pensieri in libertà»: così Maria Prospera Veglio di Valle Talloria, classe 1931, chiama la raccolta dei suoi ricordi autobiografici. Li ha scritti evidentemente per liberarli e trasmetterli, affidarli – in primo luogo ai suoi familiari, a chi è venuto e verrà dopo. Oggi, per le cure della nipote Sara Moscone e con un puntuale corredo fotografico, sono diventati un autoritratto in forma di “mosaico”: Una donna di Langa, pubblicato da Araba Fenice, sarà presentato oggi, sabato 27 ottobre, alle 17, nella Casa delle opere diocesane, in via Mandelli.

Il titolo, nella sua misura, è efficace: quella di Maria è una vicenda personale e individuale, ma si svolge sullo sfondo della nostra società contadina, lungo tutto il Novecento, con le sue tensioni e trasformazioni. «Sono nata e vissuta sempre in campagna da una famiglia di contadini, modesti e semplici, pieni di buona volontà e spirito di sacrificio, pur di non lasciare mancare niente alla loro numerosa famiglia, composta da tre famiglie insieme».

Tra le asprezze della storia e dentro un preciso tessuto sociale (famiglia, borgata, parrocchia, paese), è nei rapporti umani solidali e nei «sani principi» della cultura ricevuta, in particolare religiosa, che Maria trova il senso di una vita in cui «bisogna fare sacrifici per ottenere qualcosa». La sua rievocazione di fatti e persone ha l’immediatezza della lingua parlata: leggiamo come se ascoltassimo un racconto ad alta voce, e ci vengono incontro dai campi, dalla stalla, dai pranzi di nozze, genitori, fratelli, cugine; il nonno che fischietta la Marcia reale e la nonna che prega «su un pezzo di legno che le facesse male alle ginocchia»; Cesarin, il capo partigiano che salva il fratello e deve fingersi morto, e persino i bambini a scuola gli reggono il gioco; il marito Giovanni molto amato, compagno di una vita «amorosa e sacrificosa» (splendida analogia), che «ha anche lui la sua storia da raccontare», al punto che Maria gli presta temporaneamente la voce.
E poi, recuperi di scritti che restituiscono non solo circostanze biografiche, ma culturali: come i discorsi tenuti nel 1957 alle adunanze del gruppo femminile di Azione cattolica, a Valle Talloria, di cui Maria è stata presidente; o i componimenti di un quaderno di scuola del 1950, quasi un piccolo diario, quieto e ottimistico, una serenata alla natura e alla bellezza.

Il canto e la musica le sono sempre piaciuti; e se pure mentalità e condizionamenti d’epoca si son fatti a volte sentire, oggi l’ironia fa da contrappeso: «Certo, passando gli anni non ho potuto seguire la mia passione del ballo, perché i miei genitori me l’hanno impedito. Son invecchiata lo stesso e ho perso poco o niente. Però una volta era male, adesso è ginnastica, come la mettiamo? Prendetela come volete!».

Edoardo Borra